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David Zard «Jackson come Mozart»

26 Giugno 2009

“Jackson come Elvis? Jackson e’ paragonabile solo a Mozart per grandezza. Non ci dimentichiamo che ha venduto legalmente 800 milioni di dischi, che tradotto in realta’ illegale vuole dire tre miliardi”. David Zard, il produttore che ha portato in Italia dal vivo i piu’ grandi artisti della scena mondiale, parla cosi’ all’ADNKRONOS di Michael Jackson, del quale organizzo’ proprio a Roma nel 1988, allo Stadio Flaminio, la prima mondiale del suo primo tour da solista.

“Era il ‘Dangerous Tour’ -ricorda Zard- ed era la prima volta che lui si esibiva su un palco da solista, senza i Jackson Five. La prima data del tour era proprio Roma e arrivano 2.000 giornalisti da tutto il mondo. Michael era una persona squisita, con un entourage fantastico ed efficentissimo. Non ho mai creduto alle accuse di pedofilia, secondo me era tutta una montatura: lui era un bambino, proprio perche’ gli avevano rubato l’infanzia. A Roma volle andare al Bambin Gesu’ e credo che segretamente fece una consistente donazione. Aveva ideali forti. In lui dominava la legge del ‘dare’. Io sono credente -aggiunge Zard- e credo che il mondo sia stato molto crudele con lui e che il Signore lo abbia richiamato a se’ per sottrarlo ad altre sofferenze. Le invidie che ha suscitato con la sua grandezza bastano per sette vite. Ricordiamoci che Jackson ha passato 45 anni su 50 su un palco: gli hanno tolto tutto, non era una persona felice. Col denaro e con la popolarita’ spesso si raggiuge l’infelicita’, non il contrario”.

Quanto alle sue condizioni di salute, Zard sottolinea: “Tutto nella sua vita era stato strumentalizzato. Aveva una grave malattia della pelle, una specie di forma acuta di psoriasi, E per quanto ne so io, lo schiarimento dipendeva dalla malattia. Non credo che abbia mai avuto la voglia di essere bianco. Tutti i suoi amici e collaboratori erano neri. Credo che l’unico intervento che si sia fatto e’ quello al naso. Il resto e’ tragedia sceneggiata dai media”, conclude Zard.

Fonte: www.adnkronos.com

John Landis «Era come andare a spasso con Gesù»

Silvia Maria Perfetti New York 30 Giugno 2009

42.669.747, e la cifra continua a salire. Questo il numero delle persone che, negli ultimi giorni, sono state su Youtube per vedere Thriller, il video di Michael Jackson diretto da John Landis. Abbiamo raggiunto il regista di questo rivoluzionario mix di pop music, cinema e zombie a Londra, dove sta preparando il suo nuovo film, Burke and Hare, sui celeberrimi assassini e commercianti di cadaveri nella Scozia ottocentesca. E lui ha accettato di parlare, per la prima volta, della superstar appena scomparsa.

Michael Jackson l’ha chiamata dopo aver visto Un lupo mannaro americano a Londra…
«Gli era piaciuto tantissimo, in particolare la metamorfosi del lupo mannaro ideata da Rick Baker. Così mi ha telefonato: “Voglio trasformarmi in un mostro!”. Gli ho portato un libro pieno di fotografie di mostri del cinema. “Che paura!” diceva con quella sua voce alta, tutto contento. Personalmente, non ero molto interessato all’idea di fare un video musicale, ma Michael era un star così enorme, Thriller era già l’album più venduto di tutti i tempi, che avrei potuto approfittare della sua fama per resuscitare la proiezione dei cortometraggi nei cinema. Infatti il video di Thriller è lungo 14 minuti perché è un “two reeler”, cioè dura due rulli, come una comica di Laurel e Hardy, o come un cartoon di Bugs Bunny. A Los Angeles Thriller è uscito in sala insieme a una riedizione di Fantasia. È stato un successo enorme. Inoltre, lavorare con Michael mi avrebbe finalmente dato la chance di girare un numero musicale di altissimo livello: non come quelli con John Belushi e Dan Aykroyd in Blues Brothers, che erano intenzionalmente goffi».

Come avete lavorato al design del video?
«Michael voleva a tutti i costi diventare un mostro ma, essendo il mio protagonista, non potevo renderlo troppo brutto. Così abbiamo scelto quel make up da “gatto mannaro” dietro a cui si intravedono ancora le sue sembianze. Poi abbiamo ambientato l’inizio del video negli anni Cinquanta – come un film da drive in alla I Was a Teen Age Werewolf. Così, quando con il balletto degli zombie si passa al look Anni 80, il salto culturale è molto divertente. Un’altra cosa importante era rendere Michael sexy. Nei suoi video precedenti era solo o ballava con altri uomini, qui invece gli abbiamo messo vicino una ragazza molto bella, Ola Ray, con quegli occhi enormi. Certo, il fatto che Ola fosse stata una playmate ci ha creato un po’ di problemi perché la madre di Michael è Testimone di Geova, ma alla fine abbiamo risolto anche quello. Michael mi piaceva molto. Ed era un gran professionista: lavorava sodo, non importa quante ore ci volessero per arrivare a un passo perfetto».

Lei ha raccontato che sul set di Thriller Jackson riceveva le telefonate delle star più impensabili: Fred Astaire, Marlon Brando, Nancy Reagan, Elizabeth Taylor… Perché lo amavano a quel modo?
«Non saprei. Era dolce, vulnerabile, un artista straordinario. Effettivamente, specie in quel periodo, Michael era il centro di una specie di uragano di superstar. E stranamente era amico di persone molto più anziane di lui: anche impensabili, come la moglie di Walt Disney, Lillian, o Fred Astaire. E Jackie Kennedy Onassis, che è venuta a trovarlo una notte sul set di Thriller. Stavano lavorando insieme a un libro. Pensandoci, è curioso. Michael non aveva amici della sua età: erano tutti più vecchi di lui o bambini».

Si può dire che «Thriller» abbia eliminato la segregazione razziale alla programmazione di MTV?
«Michael lo ha fatto per MTV prima ancora di Thriller, già con Beat It e Billy Jean: è stato il primo artista nero i cui video sono stati programmati regolarmente».

Come sono continuati i vostri rapporti dopo «Thriller»?
«Ci parlavo spesso, anche se ci vedevamo con meno regolarità. Michael è sempre stato circondato da moltissima gente. E la quantità di denaro che gli pioveva addosso era talmente inimmaginabile… Non sempre le scelte che venivano prese – a volte dallo stesso Michael – erano fatte per il suo bene… Non abbiamo lavorato insieme fino a quando, parecchi anni dopo, la Propaganda Films mi ha chiamato per il video di Black or White. Avevano tentato invano di farlo lavorare con David Lynch, David Fincher, Julian Temple… Alla fine hanno cercato me, sperando che Michael mi avrebbe ascoltato. Il mio vero compito era quello di presentarlo “al meglio”, cioè cercare di non farlo sembrare completamente matto. A differenza di Thriller, che era veramente un mio progetto, qui l’input era suo. Ma non è che avesse idee molto precise. Infatti Black or White è pieno di stranezze e incongruenze, come quella seconda parte senza musica in cui lui si trasforma in una pantera. Michael era un ballerino fantastico, ma usava gli stessi passi da dieci anni. Così nel video abbiamo introdotto quelle danze etniche, la thailandese, la russa, l’africana, per mostrare quanto fosse magnifico. Abbiamo girato anche un bellissimo numero di tip tap, che però lui mi ha costretto a tagliare».

Fisicamente era già molto cambiato?
«Sì. Tutta quella chirurgia plastica è una cosa che non ho mai capito. Sembrava quasi volesse cancellarsi. «Michael era una persona molto strana. Un grande eccentrico. Non posso parlare in nome suo. Certo, è difficile sopravvivere a una fama del genere. Elvis non ce l’ha fatta. Ricordo che una volta, insieme alla mia famiglia, siamo andati con Michael a Disneyworld. Era come andare a spasso con Gesù: la gente cadeva in trance quando lo vedeva, scoppiavano in lacrime, si buttavano a terra. Stupefacente. La sua scomparsa è un’autentica tragedia. E, come nel caso di John Belushi, mi dispiace per chi non ha avuto l’opportunità di vedere Michael live. Quando ti trovavi con lui in una stanza non percepivi una grande presenza: magrolino com’era sembrava trasparente. Ma sul palcoscenico era una bomba al neutrone: l’energia e il potere che emana erano incredibili. Ho visto concerti dei Beatles, di Elvis, di Sinatra, di Otis Redding, di James Brown… Michael era uno dei grandissimi. Si contano sulla punta delle dita quelli che possono animare un intero stadio come lui. Un performer immenso».

Fonte: www.lastampa.it

Michael Jordan incontra Michael Jackson per il video “Jam”

di Jared Zwerling | ESPN The Magazine 14 Marzo 2013

Michael Jordan e Michael Jackson: due leggende che si uniscono per un video memorabile.

Lo scorso mese, il mondo ha celebrato l’eredità di Michael Jordan con il suo 50° compleanno. Ma forse la cosa più cool che ha fatto fuori dal campo nella sua carriera, nella lontana primavera del 1992, è stata dimenticata.

In quel momento Jordan, il più grande atleta del pianeta, collaborò con il più grande artista musicale, Michael Jackson, per il video della sua canzone “Jam”. Quando si è verificato, non solo i video musicali erano nel loro periodo di massimo splendore, ma anche il mondo dello spettacolo non aveva mai visto un’interazione di tale portata su scala globale. E in più, MJ e MJ avevano un “ring” speciale per questo.

All’epoca, Jordan ricordò: “All’inizio ho detto, “non so se voglio farlo, perché questo ragazzo sta cercando di farmi fuori a ballare, e questo poteva essere davvero imbarazzante. Ma poi mi sono detto: ‘Be’, accidenti, è Michael Jackson. Quando mai puoi avere l’opportunità di conoscerlo amichevolmente per un pò, e allo stesso tempo, arrivare a fare un suo video? Così ho cambiato idea e l’ho fatto”.

Ventuno anni dopo, ESPN Playbook ha catturato in esclusiva i molti momenti “dietro le quinte” mai condivisi prima, da Jordan e da Jackson mentre lavoravano insieme. Ecco il regista di “Jam” David Kellogg e il produttore Phil Rose, entrambi stanno ancora lavorando attivamente insieme su spot pubblicitari, con i loro vividi ricordi dalla ripresa che capita una volta nella vita, che comprendeva inoltre i rapper Heavy D e Kris Kross:

LA PROGETTAZIONE

Kellogg: Michael Jackson aveva combinato con Jordan, quindi sapevamo già che stava per arrivare. Penso che Jackson abbia parlato prima con Jordan. Jordan era più difficile da raggiungere. Michael Jackson è davvero la sua musica, quindi è sempre in qualche modo disponibile. E’ nei video. Nonostante avesse pochi impegni extra, Jordan era certamente più difficile. Lo abbiamo fatto a Chicago giusto per lui.

Rose: Sandy Gallin, manager di Jackson all’epoca, è stato il più coinvolto con la gestione di questo (video). So che Michael era un grande fan di Michael Jordan. Quando sei a quel livello, se vuoi lavorare con qualcuno di cui sei un fan, sono sicuro che è abbastanza facile da capire.

Rose: Penso che originariamente fosse il coreografo di Michael, [Travis Payne], che avrebbe dovuto dirigere [“Jam”], ma Michael si stava preparando per un tour mondiale e [Payne] stava per impazzire. David è entrato nella mischia. Le prime conversazioni che abbiamo avuto sono state durante il viaggio verso l’aeroporto per discutere di quello che stavamo andando a fare a Chicago. “Jam” è stato il nostro primo progetto insieme, ma io ne avevo fatti altri per Michael. Avevo fatto una canzone intitolata “2300 Jackson Street,” dove c’era tutta la famiglia Jackson, che è stato interessante, e poi ne ho fatto uno in Germania con lui e Slash, dopo “Jam”.

Kellogg: Quello era il mio primo video musicale di Michael Jackson. A quel tempo, avevo fatto video musicali per Lionel Richie, Dave Matthews, un sacco per Quincy Jones, David Crosby.

Rose: Una volta che l’idea [per “Jam”] fu elaborata, mi hanno poi ingaggiato per incontrare il regista iniziale, e quindi pianificare il budget e cominciare a cercare dove potevamo girare, che sarebbe stato a Los Angeles su un palcoscenico insonorizzato. Il budget era considerevole per l’epoca. Era più basso [che] i [soliti] budget che Michael stava utilizzando in quel momento, ma era ancora piuttosto considerevole, più di 1 milione di dollari. Stavo lavorando alla “Propaganda Films” all’epoca, e poi sono passato diritto a lavorare con David e abbiamo trasferito l’idea a Chicago. Fu a causa del programma di Jordan, stava giocando lì in quel momento. Inoltre erano in corso [fine aprile/inizio maggio] i disordini di Los Angeles.

Rose: Non avevamo alcuna location messa al sicuro. Penso che arrivammo letteralmente il giovedì, e avevamo programmato di iniziare le riprese il giovedì successivo. Ed entro quel lasso di tempo, dovevamo trovare una location, renderla sicura e poi, naturalmente, costruire questo pavimento e il campo di basket, e poi abbozzare una serie di schizzi. Così è stata letteralmente una cosa run-and-gun (“corri e tira” è una tattica del basket che prevede un ritmo di gioco molto alto,ndt).

Abbiamo cominciato a cercare cosa fosse disponibile in città, e se c’era qualcosa che era vicino a dove i “Bulls” stavano giocando in quel momento. Penso che sia stato il South Side di Chicago. Era (un luogo) piuttosto depresso, quindi non c’erano molti capannoni industriali lì che avevano un soffitto abbastanza alto. Poi abbiamo notato che c’era questo vecchio arsenale bombardato, siamo entrati e dato un’occhiata in giro, ed era perfetto. Aveva un enorme spazio aperto in un punto credo per una perforazione. Era una discarica e lo scenografo, Rob Pearson, ci aveva inserito un campo da basket a grandezza naturale. Voglio dire, era surreale solo essere in questo tipo di edificio completamente vecchio e ci ha assemblato questo splendido pavimento da basket.

Kellogg: Avevamo veramente disponibilità (di denaro) illimitata.Era abbastanza grande quello che avevamo costruito, perché siamo andati in una specie di magazzino vuoto, una vecchia fabbrica, e non era male. Non era in un quartiere particolarmente buono, ed era veramente incasinato. Non sapevo che cosa stava accadendo lì dentro, ma era un casino. Il pavimento era davvero scadente ed era veramente sporco.

Rose: Ho avuto un incontro con il capo della polizia locale e tutto il resto, senza rivelare chi c’era nel video, così lo abbiamo descritto come uno spot della maionese della Hellmann, in modo da non attirare l’attenzione su di noi. Lo stesso programma, lo abbiamo [i veri dettagli del video] tenuto alla larga dalle liste della troupe. Qualsiasi tipo di materiale stampato era sostanzialmente indicato come uno spot della maionese.

GLI ARRIVI

Rose: Quando Michael Jackson arrivò [sul set], era molto riservato. Il suo bus entrò e poi si accampò tra il bus e l’edificio. L’intera passerella era nascosta. Nessuno poteva vederlo. Il capo della polizia era proprio come, “Non posso credere che tu non mi abbia detto che era Michael Jackson. Questa è una follia. Dobbiamo avere più polizia qui. Ci potrebbe essere una bolgia”. Ero come, “OK, mi dispiace, mi dispiace.”

Michael era sul set probabilmente da circa un paio d’ore, e poi entrò Michael Jordan. Era appena entrato guidando la sua BMW. Arrivò sul set con l’auto, e parcheggiato, scese. Il capo della polizia mi guardò “Mi stai prendendo in giro , c****!” [ride] Dissi: “Beh, in realtà ci sono Michael Jordan e Michael Jackson insieme”. E lui era come, “Oh mio Dio”. Così hanno rafforzato la sicurezza. Credo che la vigilanza fosse più in fermento intorno a Michael Jordan che su Michael Jackson.

LE RIPRESE

Kellogg: Sapevo che questi ragazzi erano degli interpreti dal fisico davvero interessante. Sapevamo che dovevamo intersecarli entrambi ognuno nel mondo dell’altro. Un sacco di volte nei video musicali, basta avviare la musica e le persone iniziano a fare qualcosa. Ad un livello base, Michael Jordan stava insegnando a Michael Jackson come si gioca a basket, e Michael Jackson stava insegnando a Michael Jordan come ballare. Questo non è mai stato scritto. Hanno prima giocato a basket. Noi avremmo dovuto solo mettere la musica e lanciare lì un pallone da basket, lasciarli giocare e vedere cosa succedeva. Poi credo che abbiamo detto a Michael Jackson: “Beh, mostragli come fare il moonwalk”. La musica stava suonando a quel punto, quindi non abbiamo registrato l’audio. Onestamente, siamo ritornati sull’audio e abbiamo in qualche modo campionato la voce di Michael Jordan a quella [scena] usando il tizio dal cartone animato di Michael Jordan. È stato fatto più o meno due settimane più tardi. Quello che abbiamo fatto era di qualità mediocre [ride]. Michael Jackson ha fatto la sua parte.

Rose: C’era molta improvvisazione, soprattutto quando si lavora con due persone del genere i cui programmi sono quello che sono. La forza di Michael [Jackson] è la performance, ovviamente, e la forza dell’altro Michael è lo sport. Jordan era un pò goffo nel ballo, devo dire, e direi che il tiro in sospensione di Michael era probabilmente fiacco come il ballo di Jordan [ride]. Così in realtà si è trattato solo di catturare i momenti tra di loro e quindi di utilizzare il filmato che avevamo assemblato.

Kellogg: Michael Jackson e il suo team erano davvero preoccupati per l’illuminazione. Non era un segreto questo. Non c’erano regole con loro due insieme, ma questo era solo quando [Jackson] si esibiva che tenevano molto all’illuminazione. A loro davvero non piaceva nessuna illuminazione laterale perché credo che lui pensasse che la sua faccia fosse davvero spigolosa e l’ombra non gli piaceva molto. Non gli piaceva la luce che proveniva lateralmente, avendo un’ombra su un lato del suo viso. Preferiva l’illuminazione direttamente di fronte e abbastanza tenue, quindi dietro la macchina da presa ci sarebbe stata solo una specie di muro di luce.

In un certo senso, c’era una bella illuminazione come faresti per uno spot di makeup. Lui era davvero particolare per questo. Aveva una controfigura che avremmo usato per attestare la luce e ogni altra cosa, prima che Michael uscisse. Quello era il momento in cui indossava molto quel tipo di mascherina chirurgica. Ma io pensavo che sembrava fantastico. Ha ricevuto una cattiva reputazione per quello.

Sembrava molto naturale. Voglio dire, in realtà era una sorta di documentario più che di cinematografia. Ero sul set ogni minuto ed era così surreale. Nella nostra attività a volte, David e io scherziamo su questo, quando si sta filmando un’acrobazia o un’esplosione, dico sempre a David: “Guarda che è reale, perché puoi sempre guardare il replay dopo”. Ma quando si lavora con due star del genere, è come se ogni minuto fosse reale. Sei solo affascinato.

Rose: Una cosa che ha reso [il video] un pò più costoso, in quanto avrebbe potuto essere fatto più in economia, è che dovevamo illuminare ogni singola opzione. In altre parole, in un set cinematografico tradizionale, per esempio, stai girando qualche scena in una stanza, dovresti riprendere un attore, poi riprendere l’altro attore e ri-illuminare. Ma poiché avevamo il tempo limitato con entrambi i Michael, abbiamo illuminato quell’intero edificio con qualsiasi tipo di scelta che potevamo desiderare. Questo è uno dei motivi per cui il budget è stato un pò più alto di quello che sarebbe stato normalmente.

Kellogg: Siccome lo abbiamo fatto come uno spot della maionese, nessuno ci ha disturbato. La gente si stava chiedendo cosa stesse succedendo dentro e fuori. Alla fine, c’erano parcheggiate grandi auto e camper. Michael Jackson era davvero gentile. C’era una folla di persone fuori e lui andava di tanto in tanto alla finestra a dire “ciao”. Credo che le persone fossero, onestamente, un pò più eccitate per Michael Jordan, probabilmente perché lì era la sua città natale.

Rose: Non c’era nessuna stampa presente [ad eccezione della NBA Entertainment] perché avevamo nascosto [il video] così bene da sembrare ciò che non era. Voglio dire, la polizia era piuttosto arrabbiata che non li avevamo avvisati in anticipo, ma mi sembrava che potesse essere la scelta migliore. Verso la fine, ha iniziato a esserci un sacco di folla radunata. La presenza della polizia aumentò, ma era verso la fine del nostro ultimo giorno di ripresa, così abbiamo gestito l’entusiasmo appena in tempo.

LE PERSONALITÀ

Kellogg: Sono entrambi persone molto gentili e facili con cui lavorare. Penso che si piacciano davvero, e potevi vederlo. Michael Jordan era davvero disponibile, si imbarazzava più degli altri. Michael Jackson è un ragazzo, portò sul set palloncini d’acqua, pistole ad acqua e macchine telecomandate. Jackson era scherzoso con Jordan, era felice di correre con un pallone da basket. E’ stato divertente osservarli. E’ stato interessante in quanto si tratta di due performer davvero bravi. Michael Jackson è solo uno scarso giocatore di basket e Michael Jordan non poteva raggiungere Michael Jackson nel ballo. E’ stato divertente vedere che era come
“Wow, possono controllare il proprio corpo in modo completamente diverso.”

Rose: Non c’era molto da fare senza Michael [Jackson]. Quando Jordan era sul set, è interessante perché Michael Jackson è più un tipo tranquillo e riservato e si rifugiava nella sua roulotte, Michael Jordan era completamente felice di stare in campo e tirare alcuni canestri. Poi ci sono stati alcuni bambini che abbiamo fatto entrare. Non credo che gli abbiamo rivelato che avrebbero giocato, quindi per loro era come un sogno diventato realtà, entrare e vedere questo specie di surreale campo da basket nel centro di questa armeria. [Jordan] è stato grande. Era decisamente cool. Non era quel tipo di persona scostante con tutti. Era veramente cordiale e amichevole.

Kellogg: Abbiamo avuto Jordan per circa tre giorni, e un giorno sapeva che sarebbe stato lì solo per due ore. Ricordo mentre mi guardava dietro le spalle picchiettando il dito sul polso come se stesse indicando il suo orologio. Sapeva che ora era e sapeva che noi eravamo il tipo di persone che avrebbero prolungato questa cosa. Sapeva che aveva fatto sufficienti riprese a quel punto. Credo che la sua attenzione sia di lunghezza pari ad una partita. Diciamo che per lui è difficile da mantenerla. Eravamo un pò preoccupati del fatto che avremmo perso Michael Jordan. A volte si fanno delle piccole cose per trattenere le celebrità, e credo che gli abbiamo preso una di quelle auto tipo dei campi da golf, come un video gioco, per mantenerlo interessato.

Rose: Michael [Jackson] lavorava in un modo molto particolare, così molti dei miei rapporti non sono mai stati direttamente con lui perché è così riservato. E’ così gentile nel suo essere, che sono stati sempre i suoi collaboratori gli intermediari tra di noi.

Un classico esempio del modo di lavorare di Michael è stato in uno dei nostri giorni di ripresa, chiamai per dire: “Michael, abbiamo bisogno di te sul set,” e i suoi collaboratori: “Beh, ci sarà più tardi.” E io dissi: “Oh, ok, bene possiamo probabilmente riempire la giornata con un pò di lavoro, ma a che ora pensate che sarà qui?” E loro, “Beh, probabilmente sarà lì tra un paio di giorni.” Ho detto, “Aspetta, siamo a Chicago. Era qui solo ieri. Che cosa è successo?” Hanno detto: “Aveva un appuntamento a pranzo”. E io ho detto: “Oh, bene, lo può annullare perché [l’allestimento del video è] caro?” E loro: “Oh, è con il Presidente”. [George Bush all’epoca] Così ho pensato: “Oh, OK [ride].” Il suo programma è molto più impegnativo del mio. Abbiamo cessato l’attività per quel pranzo di Michael, e siamo ritornati a Los Angeles fino al suo ritorno a Chicago.

Kellogg: Mi ricordo che Michael Jackson era piuttosto malato. Non so se aveva avuto l’influenza o cosa durante questo video. Michael Jackson stava seduto in un angolo. Volevamo montare una ripresa e lui sembrava star male, come non in forma. Ma non appena mettevi la musica, lui si faceva avanti. Essere a 3 metri di distanza, è abbastanza impressionante vederlo. Era davvero stimolante. Penso che la troupe e tutti gli altri erano come, “Come può risollevarsi così tanto ed essere così energico e così forte?” Era piuttosto sorprendente. Ovvero quel genere di cose che ti raggelano fino alla spina dorsale. Questo è probabilmente uno dei miei più grandi insegnamenti dell’intera ripresa, del tipo, “E’ solo adrenalina? Da dove viene?” Mi ha fatto pensare molto riguardo una performance vincente, come in un modo sportivo.

Non abbiamo davvero forzato Michael Jordan. Era nel bel mezzo della stagione e non volevamo creare problemi. Avevo fatto altri spot con degli atleti e quando lavorano durante il giorno, e poi vanno a giocare di notte, a volte non giocano così bene, e mi sentivo davvero come personalmente responsabile.

L’INCONTRO

Kellogg: Col senno di poi, in realtà era un video molto speciale su cui lavorare, e credo che alla gente sia piaciuto. I video musicali sono un forma d’arte che oggi sta scomparendo, ma allora era un’altra epoca. Avevamo molta libertà creativa.

Rose: Penso che alla gente sia piaciuto veramente molto, perché era un punto di partenza per Michael Jordan, perché lui è questa figura sportiva e non sapevo se l’avesse mai fatto prima. Penso anche che David avesse un modo davvero unico nel montaggio, quindi penso che nel complesso fosse (un video) veramente nuovo per l’epoca.

Quando MTV uscì per la prima volta, era l’unico posto dove andare e vedere la musica. Ora, si può andare ovunque e vederla. Ho fatto video musicali, spot pubblicitari, spettacoli televisivi e film, e posso dire che la libertà più creativa che abbia mai avuto è stato in un video musicale, come [“Jam”]. Avevi una piccola somma di denaro e potevi andartene e fare quello che sai fare. Sembrava proprio esserci un sacco di creatività là e a volte l’aggiunta di più denaro non lo rendeva (il video) necessariamente più creativo.

UN RICORDO PERSISTENTE

Kellogg: Non ha nulla a che fare con la regia, ma ci sono stati momenti in cui erano insieme e cercavi di metterlo nel video. E’ arduo riunire le persone in quel modo. Io davvero non so che tipo di relazione avessero. Era possibile che non si fossero mai incontrati prima. Entrambi erano al loro massimo e a questo genere di cose non ci avevo davvero pensato. Se potessi farlo di nuovo, probabilmente cercherei di catturare quel momento. Quello era quel tipo di video e in un certo senso, l’ho perso.

Rose: Non è proprio una conversazione specifica, ma ancora riguarda solo Jordan. Piuttosto il modo in cui è, come è disponibile, un tipo simpatico. Gli ho detto una volta, “Saremo pronti per te in 10 minuti”, e lui ha detto, “Non posso fare una cazzata in 10 minuti [ride]”. Penso che sia stato proprio il suo essere completamente autentico. Ero impressionato da qualcuno che ha quel tipo di fama, che affronta la cosa proprio come un ragazzo normale.

Fonte: espn.go.com
Traduzione Niki64.mjj MJSFansquare forum