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Nel “laboratorio” di Michael, intervista con il tecnico del suono Matt Forger

19 Ottobre 2012

Per i suoi 25 anni l’album Bad aggiunge un un concerto dal vivo e una serie di inediti. L’ingegnere del suono Matt Forger ha partecipato alla genesi del disco e alla ricerca delle sue rarità.

Con il suo timbro da serafino fragile, Michael Jackson una volta ha spiegato come le canzoni gli arrivavano: “E’ come stare sotto l’albero, a guardare una foglia cadere e cercare di prenderla. E’ bello così”. Ascoltare la sua voce ondeggiare in “I’m So Blue”, aprire le ali in “Free”, farsi irresistibilmente lamentosa o dura negli inediti della riedizione di Bad conduce allo stesso stato di abbagliamento. Un sogno di cui si dice che la Musa non ha mai abbandonato il “camminatore lunare”, che continua a vivere attraverso le sue canzoni.
Usciti nell’occasione del venticinquesimo anniversario dell’album, questi nuovi titoli sono disponibili in un cofanetto che include una performance adrenalinica, anch’essa inedita, filmata nel 1988 a Wembley. Messi insieme seguendo gli standard dell’album, formano una corona artistica il cui sfarzo dissipa le ombre diffuse per lungo tempo su Bad dal disco fenomenale a cui ha fatto seguito.
Tecnico del suono jacksoniano dalle sessioni di Thriller, Matt Forger ha portato alla luce quei pezzi fino ad ora sconosciuti. I suoi ricordi aprono le porte del “laboratorio”, questa casa-studio dove Jackson ha prodotto gli abbozzi di Bad .

Si dice che Michael, a un certo punto del periodo dopo Thriller, abbia scritto “100 milioni” su un pezzo di carta e lo abbia incollato sullo specchio del suo bagno. L’aneddoto è vero?
Sa, ogni artista il cui album raccoglie un enorme successo vuole che il prossimo faccia ancora meglio. Per rispondere alla sua domanda: sì, è vero, lo ha scritto e lo ha incollato allo specchio del bagno. Lo ha fatto per se stesso, al fine di incoraggiarsi a lavorare meglio e di più, per fare progressi sul piano creativo. L’ironia è che non è l’album Bad che ha venduto 100 milioni di copie, ma in realtà è Thriller che ha ormai superato quella cifra. Stranamente, il numero che aveva scritto è stato superato.

Si ricorda quando Michael ha cominciato a scrivere le canzoni per Bad?
Abbiamo lavorato con Michael su un progetto intitolato Captain Eo, per i parchi Disney. Era un film in 3D in cui la musica era di Michael e in cui recitava. E’ stato quando queste composizioni furono finite che abbiamo iniziato a lavorare sulle canzoni dell’album Bad. Era l’estate del 1985. In primo luogo abbiamo lavorato su “Dirty Diana”, poi “Smooth Criminal”. Poi è stata la volta della canzone “The Way You Make Me Feel”, che era originariamente chiamata “Hot Fever” – ma con il progresso della scrittura dei testi, il gancio e il ritornello della canzone ne sono diventati il titolo. Dovete capire che il progetto Bad iniziò così: ho iniziato a lavorare con Michael e il musicista John Barnes nello studio familiare di Encino nel luglio del 1985, se la memoria non mi inganna. E Quincy Jones non ha cominciato a lavorare negli studi Westlake prima di agosto 1986. Perciò ho lavorato con Michael per un anno intero prima che le registrazioni iniziassero in parallelo ai Westlake Studios. Michael ha passato tutto questo tempo a sviluppare le canzoni, lo stile delle sue produzioni, gli arrangiamenti, i tipi di suoni che voleva. E tutto questo è stato incoraggiato da Quincy Jones.

Può dirci cos’era il “laboratorio”?
Il “laboratorio” era il nome dello studio dove ho lavorato con Michael. Si trovava nella sua proprietà, nel quartiere di Encino a Los Angeles. Per molti anni aveva avuto, sempre là, uno studio di registrazione molto piccolo dove Michael e i suoi fratelli registravano le loro demo. Poco prima che iniziassi con Michael nell’album Bad ha fatto rinnovare questo studio e installare un impianto più moderno, di livello professionale. Così avevamo uno studio di registrazione all’avanguardia. Michael amava sperimentare, voleva creare qualcosa di nuovo che nessuno aveva sentito prima, sia in termini di musica che in termini di suoni utilizzati. Sono stati condotti un gran numero di esperimenti con diverse apparecchiature. Abbiamo lavorato con campionatori, apparecchi di registrazione, varie attrezzature musicali. A quel tempo c’era una nuova macchina, il Synclavier, un sintetizzatore digitale capace di produrre campioni e generare suoni che potevano essere programmati. A volte andavamo in luoghi diversi per registrare i suoni in luoghi con attributi sonori specifici. E a volte utilizzavamo anche oggetti della vita di tutti i giorni come un bidone della spazzatura, una scopa o un pezzo di metallo, dai quali registravamo i suoni prima di manipolarli per renderli originali e innovativi. I suoni creati erano spesso percussioni, piccoli rumori secchi che si ritrovano per esemprio su canzoni come “Bad” e “Speed ??Demon”. Più in generale, una gran parte del nostro lavoro di produzione in laboratorio era dare corpo alle idee di Michael. Quando il nostro lavoro era fatto venivano trasmessi a Quincy Jones e Bruce Swedien ai Westlake Studios, e loro finalizzavano la produzione dell’album.

Com’era quel luogo?
Una piccola casa, che potrebbe essere descritta come una dependance, era situata lontano dall’edificio principale, sul retro della proprietà. E questa casa è stata poi convertita per ospitare lo studio di Michael e l’ufficio dove gestiva i suoi affari. L’edificio era decorato in mattoni, in questo stile molto familiare, confortevole e caratteristico dei parchi Disney. Una grande vetrata si affacciava all’esterno e guardandola si aveva l’impressione di osservare la vetrina di un negozio di giocattoli: sembrava di vedere una scena, un diorama con tante bambole e giocattoli. Una volta dentro l’edificio si entrava nella sala controllo dello studio, e c’erano altre parti destinate ai musicisti e alla registrazione vocale. Accanto alla finestra con le bambole c’era questo spazio che chiamavamo il negozio di caramelle, con un sacco di varietà di dolci in mostra, in modo che i bambini che passavano potevano servirsi

Può descrivere una tipica sessione di registrazione?
Eravamo in genere in due a lavorare in studio: un tecnico del suono e un’altra persona, musicista o programmatore. Bill Bottrell ed io ci alternavamo nella posizione di tecnici del suono. I due musicisti che si occupavano dei sintetizzatori e della programmazione erano John Barnes e Christopher Currell. Quando eravamo in studio e Michael faceva la sua comparsa, buttava là qualcosa del tipo: “Oggi lavoreremo su ‘The Way You Make Me Feel’, su ‘Hot Fever’, e lavoreremo sui suoni della batteria e del basso” . Così quel giorno ci concentravamo su questi suoni specifici. Michael ci annunciava al suo arrivo il programma del giorno, quindi non sapevamo in anticipo quello che avremmo fatto in un dato giorno. Questo faceva parte della sfida – Michael si presentava, ci dava le sue istruzioni e iniziavamo a preparare il materiale ed entusiasmarci sul lavoro della giornata. Lavoravamo sempre duramente, ma al tempo stesso Michael, con il suo grande senso dell’umorismo, ha sempre assicurato che l’atmosfera rimanesse lieve e giocosa.

Quincy Jones ha detto che voleva che Michael proiettasse un’immagine più dura per Bad. Pensa che questo si rifletta nelle canzoni del disco?
Penso che se si ascolta Thriller l’unica canzone che ha un lato più tagliente è “Beat It”. In altri brani, il suono non è così duro, così aggressivo. Penso che Michael volesse plasmare la sua immagine secondo le proprie condizioni. Voleva controllare il livello del suo aspetto e del suo stile, ma anche la sua musica. Molte canzoni dell’album Bad hanno anche un suono più aggressivo, più tagliente. Questa rappresentazione particolare di suoni e strumenti su “Smooth Criminal” e le chitarre rock di “Dirty Diana” lo mostrano con chiarezza. Voleva davvero forgiare la propria identità.

Quindi è stato un orientamento all’inizio del progetto?
Piuttosto che cambiare lo stile che lo aveva fatto conoscere, penso che volesse aggiungere un’altra freccia al suo arco, un’altra dimensione agli stili musicali che aveva già scritto. Perché ha sempre scritto canzoni e ballate assolutamente splendide, come “I Just Can’t Stop Loving You”. Credo che volesse affermare che non era solo in grado di scrivere belle ballate e canzoni dance, ma poteva anche scrivere canzoni con un lato più incisivo.

Possiamo dire che l’album è più rock rispetto ai precedenti?
Credo di sì. C’è una maggiore influenza del rock su molte canzoni.

Michael ha cantato in maniera un po’ diversa su Bad. Ha introdotto nuovi artifici vocali, come ad esempio quei “dah” che punteggiano i versi delle sue canzoni. L’ha sentito lavorare su questi nuovi effetti, che non erano presenti Thriller?
Questo unisce ciò che abbiamo evocato in precedenza: il suo desiderio di ampliare la portata della sua musica e la sua voce, di aggiungerci nuove dimensioni. Quindi ha cominciato a cantare in modo molto crudo, molto roco, molto aggressivo in alcune canzoni. E poi ha introdotto più verbalizzazioni, parole di natura improvvisata che uscivano in modo gutturale o più emotive a seconda del contesto. Era un modo per esprimere liberamente le proprie emozioni. Nella canzone “Man In The Mirror” arriva l’espressione “Shamon” – e spesso la gente si è chiesta il significato di questa espressione. Michael utilizzava questi elementi come vettori per esprimere le sue emozioni, i suoi sentimenti. Alcuni hanno la loro origine nello slang, oppure sono solo espressioni verbali di un sentimento. E quindi sì, ne faceva molto più uso di prima. Era una delle aree in cui si era lanciato per esplorare le caratteristiche della la sua voce.

Michael Jackson e Matt Forger sessioni di Thriller ©Matt Forger

Ha iniziato a lavorare con Michael all’epoca di Thriller. La natura del rapporto tra Michael e Quincy Jones è cambiata durante il periodo Bad?
Quincy incoraggiava Michael ad esercitare un maggiore controllo sulla sua musica, a scrivere delle canzoni, ad affermare il suo carattere sia su un piano personale che musicale. E ci sono stati momenti in cui… Diciamo che durante Thriller l’intesa era più armoniosa. In Bad Michael aveva alcune idee ben chiare sul suo stile, cosa che portava a discussioni durante le quali Michael dichiarava le sue opinioni, perché il successo dell’album Thriller gli aveva dato grande fiducia in se stesso. Voleva acquisire più indipendenza, diventare più forte. E da questo punto di vista dava una risposta a Quincy che lo incoraggiava ad affermarsi a livello individuale e musicale.

La separazione professionale tra Michael e Quincy, che si è concretizzata nell’album successivo, era quindi già in gestazione nel periodo Bad?
Quincy si occupava della musica per il film The Wiz quando incontrò Michael. The Wiz, interpretato da Diana Ross, raccontava la storia del Mago di Oz , ma sotto forma di commedia musicale in un contesto urbano e moderno. Michael recitava in questo film e fu in questa occasione che Quincy lo incontrò. Fecero amicizia e ebbero questa discussione durante la quale Michael gli disse di essere alla ricerca di un produttore per registrare il suo primo album da solista, che doveva uscire a breve. Si intesero benissimo e ritennero che un accordo che vedeva Quincy produrre Michael costituisse una combinazione molto forte di talenti. Ma c’era anche un rapporto d’affari tra Quincy e la Epic, l’etichetta di Michael. E prevedeva che Quincy doveva produrre tre album. E tre album furono prodotti da Quincy: Off The Wall, Thriller e Bad . Quando Bad fu completato, il contratto di Quincy con l’etichetta discografica era scaduto. E penso che Quincy, sapendo che Bad era l’ultima parte di questa serie di tre album, abbia incoraggiato Michael a diventare una forte personalità, in modo che, andando avanti nella sua vita e nella sua carriera, potesse prendere il controllo della propria musica.

Parliamo della nuova riedizione dell’album – il progetto Bad 25. Come l’ha sviluppato l’Estate di Jackson e come ha partecipato lei?
Sono stato contattato sia dall’Estate di Jackson che dalla Sony e mi hanno detto di voler uscire per il venticinquesimo anniversario con qualcosa di speciale che comprendesse tutte le cose che hanno creato la reputazione di Bad . L’album, ovviamente, ma anche il Bad tour, che girò tutto il mondo per un anno e mezzo. Dato che ho lavorato tantissimo con Michael per l’album, hanno contato su di me per verificare le canzoni. Queste canzoni sono state poi esaminate da Sony e dall’Estate e delle canzoni che non sono mai state pubblicate prima sono state selezionate. Alcune erano quasi complete – la registrazione era stata fatta, ma non erano state mixate – mentre altre erano state mixate, ma non erano uscite. Si tratta di canzoni che Michael aveva presentato a Quincy per essere incluse nell’album, ma sono state respinte in favore di titoli che lui stimava più forti. Perciò hanno fatto appello a me perché mixassi in studio alcuni di questi titoli, e perché ne preparassi alcuni altri per apparire sul secondo CD con le canzoni aggiuntive. Una delle cose a cui io, l’Estate e tutti siamo stati estremamente attenti è che la musica venisse presentata in modo esattamente conforme a quello che Michael voleva all’epoca. Per quanto possibile, tutto ciò che abbiamo usato è del periodo Bad . Nulla di più è stato registrato, non c’è stata alcuna manipolazione sulla voce di Michael, nessuna elaborazione del suono che non si rifaccia a quello che era stato fatto in quel momento. Alcuni mix di queste canzoni inedite erano stati realizzati nello studio di Encino, ma dato che su alcuni il mix dell’epoca non era di alta qualità, mi hanno chiesto di mixare di nuovo alcuni di questi brani. Sono stato quindi coinvolto in tutto il progetto, sia come consulente che come tecnico del suono che per il mixaggio. Data la mia presenza a Encino quando queste canzoni sono state registrate, ho una profonda comprensione di come Michael voleva che fossero.

Dal momento che hai passato in rivista queste canzoni, ci puoi dire quante canzoni sono state registrate da Michael in questo periodo, tra il 1985 e il 1987? Alcuni parlano di 62, altri di 66 titoli?
E’ una cifra che si aggira intorno alle 60 – 70 canzoni. Dire che ci sono 60 o 70 titoli non è rappresentativo, però. Perché quando si lavora su una musica, molto spesso inizialmente poteva essere solo un’idea, un semplice groove – forse solo una parte di batteria e basso. Dopo di che, se Michael la trovava notevole, continuava il suo sviluppo e venivano registrati ulteriori strumenti. E poi, infine, Michael aggiungeva la sua voce. Quindi non ci sono 60 canzoni finite, ma 60 canzoni in vari stadi di sviluppo. E’ difficile dare una cifra precisa, ma una grande percentuale, la metà o più, sono solo strumentali e non hanno raggiunto la fase in cui Michael le cantava. Ci sono solo alcune canzoni che hanno raggiunto la fase in cui sono state dotate di tutte le parti vocali. Ed era una delle cose di cui eravamo al corrente. Sapevamo quali erano le canzoni complete a livello di parti vocali, perché senza di esse il brano non può essere presentato al pubblico, in quanto si tratta di una melodia strumentale in cui la voce di Michael è assente. L’idea era quindi di trovare canzoni complete al 100%, esattamente come Michael le aveva volute, o dei brani che avessero raggiunto una fase di completamento di circa il 95%. Così, su una delle canzoni che ho mixato, potete ascoltare Michael dare istruzioni ai musicisti o a chi lo assisteva, il che significa che la sua performance vocale non era definitiva, ma era molto vicino ad esserlo. Abbiamo cercato le canzoni più complete con le prestazioni vocali, in modo che il pubblico possa cogliere meglio quello che Michael voelva presentare.

Come le descriverebbe?
“Price Of Fame” è una di quelle canzoni che evocano il genere di cose che Michael viveva. La difficoltà di essere inseguito dalla gente, dalla stampa e dai paparazzi, cosa che lo infastidiva. “I’m So Blue”, che è un pezzo mid-tempo, esprime una dolce malinconia. Il titolo della canzone potrebbe suggerire che Michael sia infelice, malinconico, ma è un sentimento più passeggero… Come quando un giorno vi sentite molto felici e il giorno dopo più riservati, più silenziosi. E’ cantato splendidamente. “Free” è un’altra canzone assolutamente magnifica in cui Michael parla della mente umana quando cerca di liberarsi. Questo è un titolo che solleva davvero il morale: si può percepire la gioia nella sua voce. Sono sicuro che i fan di Michael Jackson la adoreranno perché si sente Michael in un momento della sua vita in cui era felice e giocoso.

“Song Groove (AKA Abortion Papers)” è una canzone nuova che potrebbe far colare un po’ di inchiostro (nel senso di articoli sull’argomento, ndt). Si potrebbe pensare che Michael, come ex Testimone di Geova, avesse una posizione piuttosto conservatrice nei confronti dell’aborto.
Michael pensava che le questioni importanti dovessero essere dibattute. Come dimostra il suo impegno con “We Are The Wold” per le persone colpite dalla carestia, Michael era molto sensibile alle sofferenze e alle difficoltà incontrate dalle persone. Si tratta di una esplorazione dei sentimenti e delle emozioni che una persona può sperimentare quando affronta la cosa. Tutto quello che posso dire è che Michael sentiva che l’argomento meritasse una seria discussione. E la canzone porta la speranza che possa essere affrontato in questo modo, senza commenti estremi.

Voi sollevate anche il velo sul brano “Al Capone”, che era una prima versione di “Smooth Criminal”. Anche se le parole di “Smooth Criminal” non evocano il proibizionismo, c’è molto riferimento a questo tema nel video musicale della canzone.
Le canzoni di Michael spesso subivano dei cambiamenti di stile durante lo sviluppo. Vi ho parlato di “The Way You Make Me Feel”, che all’inizio si chiamava “Hot Fever”, e di cui le modifiche riguardavano solo il titolo e il testo. Ma a volte una canzone che esplorava un argomento portava Michael a un altro brano il cui tema era simile, ma raffinato e definito con un angolo più particolare. Ed è il caso del brano “Al Capone”. In “Al Capone” Michael parla di qualcosa di molto specifico a proposito di questo personaggio e della sua storia. Per “Smooth Criminal” il soggetto si era evoluto, il personaggio che aveva in mente non era più così preciso, ma tuttavia molto interessante. Come avrete notato e come dimostra il video di “Smooth Criminal”, l’influenza resta malgrado tutto molto simile. Michael amava molto i film e lo stile di questo periodo, l’attore James Cagney che spesso ha interpretato il ruolo del gangster… Michael aveva capito quanto fossero significativi i film che rappresentavano questo periodo.

All’uscita del precedente disco postumo di Michael Jackson (“Michael”, ndr) c’è stata una polemica circa la voce di Michael su tre canzoni. Molti fan hanno fatto il confronto tra la voce presente nei brani e la voce di un imitatore di nome Jason Malachi. E hanno detto che non era Michael che cantava. Qual è la sua opinione su questo?
A quel tempo, prima che l’album Michael uscisse, l’Estate e Sony Music mi hanno chiesto di andare allo studio dove era in corso il lavoro in modo da poter ascoltare e dare il mio parere. E, sulla base delle mie conoscenze e della mia lunga collaborazione con Michael, ho stimato che quella che mi hanno fatto sentire era la sua voce. La registrazione non era di qualità molto buona, aveva avuto un trattamento che altera la purezza delle sue parti vocali. Non era la qualità del suono eccellente che Michael voleva per le canzoni che sono uscite. Ma in realtà secondo me era la voce di Michael.


Lei pensa in modo categorico che sia la sua voce sui brani “Breaking News”, “Keep Your Head Up” e “Monster”?
“Breaking News” è stato il brano su cui mi è stato chiesto di concentrarmi. E quando ho capito il modo in cui la voce era stata presentata, ho saputo che era la voce di Michael, perché l’ho sentita tante volte nel corso degli anni. In studio, mi hanno passato sia il mix del brano prima della sua uscita sia le parti vocali di Michael. Ho avuto modo di ascoltare le due cose, Michael con la musica e Michael senza la musica.

Ne ha discusso con altri collaboratori di Michael, e loro hanno condiviso la sua opinione?
Ho parlato con Bruce Swedien, l’ingegnere del suo che ha registrato gli album di Michael per tanti anni e mi ha detto che anche a suo parere era la voce di Michael.

Lui ha avuto modo di ascoltare le stesse cose che ha ascoltato lei?
Sì. So che ci sono state un sacco di polemiche su questo, ma la mia opinione è che era davvero la voce di Michael.

Michael Jackson, che non sapeva né leggere né scrivere la musica, ha registrato le sue prime idee su dei registratori portatili, cantando a cappella su delle cassette i progetti delle sue canzoni. Come potrebbero essere presentati al pubblico questi documenti?
So poco per quanto riguarda questi documenti. Ricordo che facevamo molto spesso in studio questo stesso tipo di registrazione su un equipaggiamento multitraccia. Spesso Michael aveva in mente un’idea per una canzone e la voleva esprimere. Ricordo in particolare all’epoca di Thriller, dove usava la sua voce e cantava imitando il suono di diversi strumenti, e noi lo registravamo su dei nastri in cui faceva il beatbox per la batteria, cantava imitando il basso, poi le chitarre, gli archi e gli ottoni. Creava l’arrangiamento e il suono della canzone usando solo la sua voce. E registravamo questo molto spesso in studio, in modo che l’idea della canzone potesse essere presentata ad un musicista, perché potesse capire come doveva suonare la sua parte. Per quanto riguarda i nastri di cui parli, io so che lui procedeva così, ma non so cosa se ne potrebbe fare in termini di presentazione al pubblico.

Ha lavorato nel 2004 su The Ultimate Collection, un cofanetto che era una retrospettiva sull’intera carriera di Michael Jackson. Su quanti brani inediti e demo vi eravate concentrati allora?
Mi ricordo di aver passato in rivista oltre un centinaio di nastri – alcuni con la voce di Michael, altri senza. I migliori sono stati scelti per questo progetto che copriva tutta la sua carriera. Volevamo che Michael fosse più coinvolto, ma lui era occupato con altri impegni. Ha esaminato ciò che era stato assemblato e ha dato l’approvazione finale al progetto. So che in futuro altre canzoni usciranno, ma prima che possa succedere dovrà essere fatto un lavoro più importante di ricerca negli archivi.

Michael in studio a Westlake ©MJJ

La canzone di Bad che l’ha più colpita?
Ho lavorato sulla maggior parte delle canzoni dell’album, però la canzone che preferisco non è stata scritta da Michael, ma da Siedah Garrett e Glen Ballard. “Man In The Mirror” per me rappresenta il miglior Michael, le sue emozioni, la persona che era e il modo in cui percepiva il mondo. Michael vedeva il mondo come un luogo che poteva essere molto meglio di quanto lo sia oggi. Michael vedeva le persone che muoiono di fame in Africa, le guerre, i crimini, tutte queste cose terribili. Ne parlavamo e si chiedeva: “Perché le cose devono rimanere in questo modo? La gente non potrebbe comportarsi meglio?” Il mondo potrebbe essere migliore se la gente si facesse un esame di coscienza e si concentrasse sulle cose essenziali. E quale modo migliore per esprimere questo che dire: “Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, guardati allo specchio e fai un cambiamento”? E’ qualcosa di personale e molto potente. Ogni volta che ci penso mi commuove. Questo è esattamente ciò che era Michael. Qualcuno che amava il mondo, l’umanità, l’ambiente – e questo è ciò che mi resta in mente quando ascolto tutte queste canzoni.

Fonte: vibrationsmusic.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum

Charlie Ray, promoter di “Thriller” e “Bad, e il suo ricordo di MJ

di Charlie Ray 25 Novembre 2009

Ci sono alcuni soggetti sui quali non è saggio essere in disaccordo con l’opinione popolare. Politica, religione e Michael Jackson sono in quella lista di argomenti tabù. Tuttavia ho una certa reputazione per poter correre laddove alcune persone hanno paura di camminare. E mi sento in obbligo di difendere il mio amico Michael.

In conversazioni private con amici dell’industria musicale ho espresso le mie opinioni sui problemi legali di Michael. Alcune persone hanno detto che stavo difendendo un “comportamento inaccettabile”. Non sono d’accordo e faccio presente che non è mai stato condannato. Mantengo e difendo la mia opinione.

Il mio rapporto con Michael è cominciato come un rapporto d’affari. Ho promosso due dei suoi album. “Thriller” è stato l’album più venduto di tutti i tempi per molti anni. Prevedo che continuerà a vendere un numero quasi incredibile di copie per molti anni a venire. Ho promosso sia “Thriller” che “Bad”.

Ho iniziato il nostro rapporto con grande rispetto e ammirazione per il suo talento, il suo saper intrattenere il pubblico, la sua dedizione ai suoi fans e la sua conoscenza innata del mondo dello spettacolo. Il suo giudizio negli affari andava di gran lunga oltre la sua giovane età. Col passare del tempo ho sviluppato un forte affetto per lui, ma anche molta preoccupazione per la sua totale incapacità di riconoscere l’invidia, l’avidità e l’ambizione incontrollata nelle altre persone.

Michael è cresciuto in un mondo fiabesco surreale. Quando aveva solo cinque anni era in tour con i Jackson Five. E’ diventato subito un bambino prodigio. Tutto quello che poteva sognare, ad eccezione di un’infanzia normale, era lì per lui. Era amato e coccolato da tutti intorno a lui. Vedeva centinaia di milioni di fan adoranti che popolavano il suo intero universo. Lui non poteva sbagliare. Non gli poteva succedere nulla di male. Bontà e grazia lo circondavano.

Crescendo, ha applicato le sue competenze negli affari ed è diventato uno dei super ricchi del mondo. Persone più anziane di lui e con più esperienza gli sconsigliavano di pagare 600 milioni di dollari per i diritti di pubblicazione del catalogo musicale dei Beatles (qui mi pare che il numero non torni: se si riferisce al catalogo ATV è costato 47,5 milioni di dollari nel 1985, ndt). Nessuno aveva mai pagato così tanto i diritti per la pubblicazione. Ha seguito il suo istinto ed è andato contro i loro consigli. E si è dimostrata una mossa commerciale molto astuta. Le sua molte decisioni riguardanti la composizione, la produzione, la presentazione e la promozione di “Thriller” erano ugualmente scaltre.

La sua caduta e la sua morte precoce nascono dalla stessa vita fiabesca. Aveva soldi più che sufficienti per comprare tutto quello che poteva immaginare. Non c’era nessuno che avrebbe potuto invidiare. Aveva tutto. Lui era per natura una persona veramente premurosa e compassionevole. Aveva raggiunto il suo incredibile successo senza nuocere a nessuno. Aveva vissuto in un mondo al riparo e isolato dalla gente meschina e rabbiosa.

Le emozioni negative come paura, invidia, avidità, e le ambizioni incontrollate erano concetti a lui estranei. Non era mai stato vettore o vittima di tali pensieri e sentimenti. Comprendeva il significato di questi concetti allo stesso modo in cui la maggior parte delle persone comprende la guerra. Erano cose brutte che accadevano lontano a persone che non conosceva. Esistevano in un mondo a cui non era mai stato esposto.

Ho cercato di spiegargli la cattiveria della gente. Gli ho detto che ci sono due modi per avere l’albero più alto della città. Essere persone che amano farlo, piantando, nutrendo e avendo cura dei propri alberi. O essere persone disadattate, arrabbiate, invidiose, ciecamente ambiziose e amareggiate che abbattono tutti gli alberi degli altri. Mi ha fatto il suo famoso sorriso, ha alzato gli occhi e mi ha detto: “Dovresti avere più fiducia nel nostro prossimo.”

Michael amava la gente. Amava in modo particolare i bambini. Gli piaceva stare con i bambini. Gli forniva un modo indiretto di vivere l’infanzia “normale” che non aveva mai sperimentato. I bambini condividevano un’innocenza che la sua vita da fiaba aveva lasciato intatta dentro di lui. Gli altri adulti avevano perso quell’innocenza. I consigli che gli ho dato hanno dimostrato la mia caduta dalla grazia. Sia io che gli altri che hanno offerto avvertimenti simili siamo stati cinici e incapaci di vedere tutto l’amore e la bellezza che circondava lui e ciascuno di noi.

La prima esposizione di Michael al lato malefico della gente è stata la prima accusa di pedofilia. Nella sua mente era un’aberrazione rara, non era indicativa delle persone in generale. Lui ha adottato la risposta di Cristo, “Perdonali Padre, perché non sanno quello che fanno”. Ha risposto all’avidità dei genitori con amorevole gentilezza. Ha dato loro qualche milione di dollari. Forse avrebbe consentito loro di crescere, essere felici e abbandonare le vie del peccato. Se non altro avrebbe insegnato loro quanto fosse insignificante qualche milione di dollari.

Ho provato a metterlo in guardia che l’accordo extragiudiziale della controversia lo avrebbe segnato come un facile bersaglio per gente simile. Gli ho detto che altri genitori avidi sarebbero stati disposti ad usare i loro figli per estorcere ancora più denaro. Lui non aveva perso la sua fede nell’amore e nella bontà. Il fatto che due poveri genitori mal consigliati avessero ceduto all’avidità non significava che altri si sarebbero comportati nello stesso modo.

Ho evidenziato i lunghi percorsi della carriera consolidata di molti politici. I procedimenti giudiziari vincenti a carico di celebrità hanno portato molti politici senza scrupoli e ciecamente ambiziosi in più alte posizioni di potere. La fame di potere ha spinto persone cattive a fare qualsiasi cosa immaginabile per acquisire potere e abusarne su un numero sempre crescente di persone. Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. I procuratori hanno quasi il potere assoluto.

Ovviamente è accaduto di nuovo. Un altro gruppo di genitori era disposto a rubare l’innocenza del proprio bambino. Un altro procuratore affamato di potere ha brutalmente usato Michael nel tentativo di ottenere un incarico di più alto livello. Le trasmissioni di news internazionali hanno usato la sua disgrazia per aumentare gli indici di ascolto. Si sono uniti nello sforzo di macchiare quello che era rimasto della sua reputazione. Sono diventati disgustosi avvoltoi che banchettavano con la carne sanguinante di una magnifica e graziosa antilope.

Michael ha vinto la battaglia, ma ha perso la sua fede nella fondamentale bontà dell’umanità. Ha lasciato il paese dove era nato. Ha cambiato tutta la sua vita. E’ corso via per evitare l’accusa e il processo successivi. Sapeva che sarebbe successo, se fosse rimasto qui. Questo paese che amava tanto non era più sicuro. Sapeva che sarebbe stato tormentato da una lunga serie di procuratori, ognuno di essi desideroso di essere colui che avrebbe messo quella “minaccia per la società” dietro le sbarre.

Mi aspettavo che i resoconti dei media internazionali sulla sua morte fossero legati all’abuso di medicinali. Era legata, tuttavia io so qual è la vera causa della sua morte. Il mio amico è morto per il cuore spezzato. Non poteva vivere nel mondo vizioso e avido in cui era immerso. L’esposizione all’avidità, all’invidia e alla folle ambizione è arrivata troppo tardi nella sua vita. Non ha mai avuto la possibilità di sviluppare l’immunità che la maggior parte di noi sviluppa in età molto più giovane.

La sua morte ha privato il mondo di un grande talento, una persona veramente gentile e generosa e l’adulto più innocente che io abbia mai conosciuto. Spero che i genitori e i procuratori che ci hanno fatto questo si trovino nella parte peggiore dell’inferno di Dante.

Come commento di chiusura mi sento di dire: “Non chiedere per chi suona la campana. Suona per te”.

Fonte: articlesadv.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum

David Zard «Jackson come Mozart»

26 Giugno 2009

“Jackson come Elvis? Jackson e’ paragonabile solo a Mozart per grandezza. Non ci dimentichiamo che ha venduto legalmente 800 milioni di dischi, che tradotto in realta’ illegale vuole dire tre miliardi”. David Zard, il produttore che ha portato in Italia dal vivo i piu’ grandi artisti della scena mondiale, parla cosi’ all’ADNKRONOS di Michael Jackson, del quale organizzo’ proprio a Roma nel 1988, allo Stadio Flaminio, la prima mondiale del suo primo tour da solista.

“Era il ‘Dangerous Tour’ -ricorda Zard- ed era la prima volta che lui si esibiva su un palco da solista, senza i Jackson Five. La prima data del tour era proprio Roma e arrivano 2.000 giornalisti da tutto il mondo. Michael era una persona squisita, con un entourage fantastico ed efficentissimo. Non ho mai creduto alle accuse di pedofilia, secondo me era tutta una montatura: lui era un bambino, proprio perche’ gli avevano rubato l’infanzia. A Roma volle andare al Bambin Gesu’ e credo che segretamente fece una consistente donazione. Aveva ideali forti. In lui dominava la legge del ‘dare’. Io sono credente -aggiunge Zard- e credo che il mondo sia stato molto crudele con lui e che il Signore lo abbia richiamato a se’ per sottrarlo ad altre sofferenze. Le invidie che ha suscitato con la sua grandezza bastano per sette vite. Ricordiamoci che Jackson ha passato 45 anni su 50 su un palco: gli hanno tolto tutto, non era una persona felice. Col denaro e con la popolarita’ spesso si raggiuge l’infelicita’, non il contrario”.

Quanto alle sue condizioni di salute, Zard sottolinea: “Tutto nella sua vita era stato strumentalizzato. Aveva una grave malattia della pelle, una specie di forma acuta di psoriasi, E per quanto ne so io, lo schiarimento dipendeva dalla malattia. Non credo che abbia mai avuto la voglia di essere bianco. Tutti i suoi amici e collaboratori erano neri. Credo che l’unico intervento che si sia fatto e’ quello al naso. Il resto e’ tragedia sceneggiata dai media”, conclude Zard.

Fonte: www.adnkronos.com

Miko Brando «Lui era sempre lì per me quando avevo bisogno di lui»

di Miko Brando 29 giugno 2009

Michael era il mio idolo. E’ stato la mia figura paterna quando mio padre è morto. E’ strano vivere senza di lui. Io non sarò mai più lo stesso e non so se riuscirò mai a superare questa perdita. E’ come perdere il proprio compagno, qualcuno che si è sempre pensato che ci sarebbe stato sempre. Non è giusto. Significava molto per me. Mi sento una persona diversa da quella che ero prima di giovedì mi sento intontito…. perso E’ stato un buon amico per così tanti anni.

Faccio tesoro del tempo che ho trascorso con Michael. Andavamo a fare shopping insieme, andavamo a Disneyland, a fare gite, passavamo il tempo a casa di papà. Lui veniva e ci accampavamo a casa di mio padre per un po’. Mi piaceva parlare di musica, mangiare insieme e divertirmi con Michael. Eravamo buoni amici, questo è il modo migliore in cui posso definirlo. Lui era sempre lì per me quando avevo bisogno di lui, e mi piacerebbe pensare che anch’io ero sempre lì per lui.

In realtà non ho un ricordo solo di Michael che spicca sugli altri. E’ difficile trovarlo quando si è stati amici per così tanto tempo. I miei migliori ricordi sono il tempo che abbiamo trascorso a parlare, lui che mi abbracciava, buone conversazioni, e quando lo facevo ridere, mi piaceva molto farlo ridere. Potevo dirgli delle cose, solo poche parole all’orecchio, e ottenevo una risata da lui. E accidenti, aveva una risata contagiosa.

Soprattutto, Michael era una persona molto premurosa. Aveva un sacco di amore nel suo cuore. Si preoccupava per tutti, in particolare per la gente per strada. Non era pieno di sé, non si sentiva superiore e cercava di trovare il tempo per tutti, perché non voleva ferire i sentimenti di nessuno. Se pensava di aver fatto qualcosa di sbagliato ne era turbato. Aveva più amore di chiunque io conosca.


Il Michael che vedevo tutti i giorni era uno che amava i suoi figli. Erano il suo obiettivo principale. Era un uomo molto impegnato, ma ha sempre fatto in modo che i bambini venissero accuditi.

Quanta gente non si rende conto di che buon uomo d’affari fosse Michael. Il tour che stava pianificando ne è un perfetto esempio. Era un perfezionista e sapeva esattamente cosa voleva e come ottenerlo. Tutto quanto riguardava il tour doveva essere approvato da Michael. Solo perché non è stato in tv o in pubblico di recente, non significa che non fosse impegnato e attivo. Un sacco di persone hanno ipotizzato che fosse veramente stressato dal tour, ma non credo che lo fosse. Erano le stesse procedure che aveva fatto per i tour precedenti.

Ho pensato se ci sono delle somiglianze tra Michael e il mio papà, e non ne trovo neanche una. Avete mai sentito “gli opposti si attraggono”? Credo che questo spieghi la loro amicizia. Non avevano assolutamente nulla in comune, ma quando erano insieme non si riusciva a separarli. Lui amava mio padre, e hanno trascorso molti giorni insieme a casa di papà e a Neverland. Erano molto vicini.

Michael è stato determinante nell’aiutare mio padre durante gli ultimi anni della sua vita. Per questo sarò sempre in debito con lui. Papà aveva difficoltà a respirare nei suoi ultimi giorni, ed era sotto ossigeno per gran parte del tempo. Amava stare all’aria aperta, per cui Michael lo invitava a Neverland. Papà conosceva tutti gli alberi lì, ed i fiori, ma essendo sotto ossigeno era difficile per lui andare in giro e vederli tutti, è un posto così grande. Perciò Michael gli ha fornito un golf cart con una bombola di ossigeno portatile in modo da poter andare in giro a godersi Neverland. Andavano semplicemente in giro, Michael Jackson, Marlon Brando, con una bombola di ossigeno in un golf cart.

Alcuni dei migliori momenti che ho trascorso con Michael erano quando stavamo seduti su una panchina nella Main Street di Disneyland. Stavamo solo seduti a guardare la gente. A volte Michael era travestito per non farsi riconoscere, ma lo riconoscevano sempre. Quando era di cattivo umore o un po’ giù, gli dicevo solo: “Michael, la panchina” e bastava per fargli cambiare umore. Se sapevo che voleva divertirsi, o semplicemente scappare, dicevo “andiamo alla panchina”, e andavamo.

Naturalmente Michael Jackson in un luogo pubblico come Disneyland era destinato ad attirare folle di gente, e a volte c’era la sicurezza del parco con noi. Ma loro non erano lì per proteggere Michael, erano lì per proteggere la folla. Non era mai davvero interessato a se stesso, ma che qualcuno potesse farsi male nella calca di gente che voleva vederlo. La gente semplicemente impazziva quando vedeva Michael Jackson.

Michael raramente piangeva, ma credo che sarebbe in lacrime per la reazione alla sua morte. Lui sarebbe sopraffatto e felice che così tanto dell’amore che ha dato gli sia stato restituito dalla gente che amava. Penso che prenderebbe un respiro profondo e direbbe solo grazie.

La famiglia sta ancora pianificando il funerale, ma penso che Michael avrebbe voluto che fosse una festa. Vorrebbe tutti lì. Amava i suoi fans. Sono stato intorno ad un sacco di grandi star del cinema, ma i fan di Michael sono oltre i semplici fan. Lui sapeva che i fan sono stati coloro che lo hanno reso quello che era, e non vorrebbe lasciare nessuno fuori. Ovunque andasse, i fan c’erano. Mi diceva che i fan sapevano sempre quello che stava facendo. Io non credo che qualcun altro abbia mai avuto fan del genere. Perciò Michael avrebbe voluto un funerale che includesse i suoi fan e li rendesse felici Lui avrebbe voluto dire: “Sono ancora con voi e saremo sempre insieme”. Lui era felice, e voleva rendere felici tutti intorno a lui. Alla fine, lui voleva amare. Soprattutto, Michael era amore.

Fonte: larrykinglive.blogs.cnn.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum

Steve Stevens «Per Michael la musica non era una questione di categorie»

di MJJLegacy 18 Aprile 2012

Steve Stevens è nato il 5 maggio 1959 a Brooklyn. Si innamora della chitarra all’età di 7 anni e scopre un panorama musicale popolato da artisti ormai divenuti leggendari, da Eric Clapton a Jimmy Page. Si iscrive alla prestigiosa LaGuardia High School for the Performing Arts, che serviva da sfondo al film e ai telefilm della serie Fame (Saranno famosi in Italia, ndt). Steve impara negli studios e lotta per lanciare la sua carriera. La svolta è arrivata nei primi anni ’80, quando incontra Billy Idol, ex cantante dei Generation X. I due uomini poi registrano una serie di tracce che catturano una certa follia propria degli anni ’80, con un sapiente mix di Hard Rock, sonorità Punk e talvolta Dance, il tutto con un look e una serie di immagini che spingono i limiti del Glam Rock (Eyes Without A Face, Flesh for Fantasy). Accanto al suo lavoro con Idol, Steve Stevens si avventura a suonare con ospiti illustri su progetti collaterali. Nel 1986, mentre l’album Whiplash Smile annuncia la fine della collaborazione tra i due uomini, Stevens riceve una telefonata che ricorda ancora: “Mi chiamò Quincy Jones e io avevo appena firmato un contratto con la Warner. Il mio direttore artistico si chiamava Ted Templeman, era il produttore dei Van Halen. Quincy e Ted erano amici e in realtà è così che Eddie Van Halen è finito su Beat It. Quando arrivò il momento di produrre il disco successivo, Quincy chiamò Ted e gli chiese: “Chi potremmo avere, visto che non vogliamo fare la stessa cosa?” Ted allora poi mi raccomandò a Quincy. Poi ricevetti una telefonata da Quincy Jones, vivevo a New York al momento. Il telefono squillò e pensavo che qualcuno si stesse prendendo gioco di me, così riattaccai. Il telefono squillò di nuovo e la voce disse: ‘Non riattaccare perché non è uno scherzo. Ted Templeman mi ha dato il tuo numero. Stiamo lavorando al nuovo album di Michael, dopo Thriller. Non ti interesserebbe venire a suonare in una canzone?’ Questo è come è cominciato”.


La sessione di registrazione permette a Steve Stevens di scoprire i metodi di lavoro del trio leggendario di Los Angeles (Bruce Swedien, Quincy Jones e Michael Jackson). Il newyorkese in realtà non pose che una sola condizione: che Michael Jackson fosse presente alla riunione. Si ricorda che Diana Ross aveva già usato i suoi servizi senza averlo incontrato. Stevens è convinto che il suo status non lo limita al rango semplice di musicista di studio e sente il bisogno di incontrare l’artista per il quale lavora per dare il meglio di sé. Una volta in cabina di registrazione, solo la musica conta: “La versione che ho suonato è durata qualcosa come 7 minuti. Registravano più o meno allo stesso modo che usavamo per Billy Idol. C’era ancora in testa la preparazione di remix dance, versioni estese e altro ancora… Sapevamo che la nostra musica veniva suonata nei locali notturni. Quindi non ci mancava il materiale per creare questi remix, ecc… Mi hanno spiegato che la canzone sarebbe stata accorciata e che mi davano la versione completa da suonare. E che ci dovevano essere 2 minuti di assolo di chitarra, oltre alla canzone stessa. E’ stato interessante vedere come lavoravano. Non era come alcune canzoni che avevamo registrato con Billy Idol. C’erano suoni più elettronici … beat elettronici tra gli altri. Non c’erano molte persone in studio, giusto quattro ragazzi (Michael Jackson, Quincy Jones, Bruce Swedien e Steve Stevens, ndr) riuniti in uno studio che cercano di fare buona musica. Questo mi ha messo piuttosto a mio agio perché alla fine ti rendi conto che sei lì per fare musica e una volta che si è lì tutte le altre questioni erano solo secondarie. Non facevamo che parlare di musica. Michael era molto focalizzato in quella direzione. Le cose che voleva e che chiedeva erano tutte idee cool. Aveva capito chi ero e quello che era il mio mondo. E ho cercato di dare il meglio di me. E’ stata una grande sessione di registrazione”.

Dopo il fenomenale successo di Thriller, Michael Jackson è passato dal rango di star a quello di superstar planetaria. Questa celebrità è inevitabilmente accompagnata da una marea di storie e di rumor. Alcuni giornalisti e attori del mondo del rock a quel tempo non lesinavano sui modi per cercare di diminuire la forza e l’impatto della musica di Jackson, per fargli pagare il prezzo di questa sovraesposizione mediatica. Steve Stevens dice di esserne stato inizialmente influenzato: “Avevo delle idee preconcette su questa canzone e su dove mi stavo dirigendo. La prima cosa che mi colpì fu che la canzone era molto più fosca e più “heavy” di quanto avessi immaginato. Ed era come se avesse un carattere sacro, con una sana dose di malvagità che era fantastico per me, perché come chitarrista tu desideri suonare in modo aggressivo. Ed ero molto felice di non andare a finire su una canzone Pop, era un titolo molto “dark” che mi ha permesso di lavorare bene sul lato “heavy” di quello che faccio”.

Michael Jackson è talmente affascinato dalla sua collaborazione con Steve Stevens che gli propone di partecipare alle riprese del video e apparire con lui sul retro della copertina del singolo. Oltre al suono, l’immagine e il look di Stevens permettono a Jackson anche di immaginare un’atmosfera apocalittica Punk-Rock glorificata nel cortometraggio realizzato a Long Beach nella primavera del 1988: “Le riprese video furono incredibili. Non potrò mai dimenticarle. Penso che molte riprese che non sono state incluse nella versione finale erano in realtà ancora più incredibili. Ad un certo punto, e purtroppo la telecamera non era nel posto migliore per filmare in modo corretto, stavo suonando e Michael si mise a correre sul palco e si infilò letteralmente tra le mie gambe. Si ritrovò dietro di me e mi prese la chitarra dalle mani. Le persone presenti impazzirono e cominciarono ad applaudire. Ma penso che l’angolo non era il massimo e non hanno ottenuto il miglior risultato per questo passaggio, e alla fine non si vede nel video. Durante le riprese ci sono quei momenti in cui non si filma e in cui la squadra prepara le altre scene. Michael ed io parlavamo di Rock & Roll. Mi ricordo che mi disse che il suo gruppo preferito erano i Queen, che conosceva Freddie Mercury e che aveva visto molti dei loro concerti. Mi aveva anche detto che per il suo tour successivo voleva proporre uno spettacolo visivo come quello dei Queen. Non avevo mai visto i Queen così gli spiegai come fosse un concerto di Billy Idol, lui non ne aveva visto nessuno. E mi fece anche alcune domande sui Motley Crue, voleva sapere se io li conoscevo. Non era così perché io stavo a New York, ma conoscevo i New York Dolls (ride). “

Il 5 Marzo 1988 Michael Jackson elettrizzò la folla del Madison Square Garden (New York). Si concludeva una serie di tre concerti dove si ritrovarono non solo tutti i grandi nomi del cinema e della canzone, ma anche giornalisti provenienti dai 4 angoli del globo che erano venuti a vedere la versione del 1988 del BAD Tour. Sul palco Michael ritrova Tatiana Thumbtzen, che è con lui nel cortometraggio The Way You Make Me Feel, e Siedah Garrett, sua partner in I Just Can’t Stop Loving You. Steve Stevens è il terzo ospite d’onore di questo leggendario concerto: “Arrivai alle prove e il coreografo di Michael (Vincent Paterson, ndr) cercò di spiegarmi dove avrei dovuto stare, ecc … e gli dissi: “Guarda, io sono un chitarrista rock, non sono un ballerino, verrò a fare le mie cose, ma se vuoi solo dirmi e spiegarmi quello che vuoi…” Allora mi chiese:” Vogliamo questa battaglia di chitarre con te e Jennifer Batten”. Gli dissi: “Ok, parlerò con lui e ci lavoreremo sopra”. Non avevo mai lavorato con un coreografo, è un altro mondo per me. Aggiunsi: “Questo rischia di essere confuso e non corrispondere a quello che vuoi, penso che dovrei vederla direttamente con gli altri musicisti e ti daremo quello che vuoi alla fine”-

Lavorando con Michael Jackson, Steve Stevens si rende conto che ha incontrato un artista che rifiuta di essere limitato a confini o etichette, una visione e una mentalità che il Re del Pop ha difeso per tutta la sua carriera: “Parlando con Michael durante le riprese video, ho capito quello che voleva creare per il suo tour. Voleva usare illuminazione Rock & roll, effetti speciali e pirotecnici, che non erano stati ancora presentati in un concerto R & B, Dance o di tutt’altro tipo. Pensò a degli elementi che la gente non si aspettava di vedere in una performance di Michael Jackson. Voleva mescolare tutti i tipi di ingredienti, ed era davvero bello, perché mi piace questa idea che qualsiasi cosa per lui era solo musica. Lui non cercava di dividere la musica e i musicisti in categorie… Per lui non c’erano categorie…”

Un quarto di secolo dopo la registrazione di Dirty Diana, Steve Stevens ricorda – e ci tiene a ricordare – l’importanza di un progetto timbrato Michael Jackson e l’impatto che ha avuto sulla sua carriera: ” Quello che si tende a dimenticare è l’impatto che possono avere i video di Michael Jackson. Quando questo video è stato trasmesso per la prima volta, mi ricordo – e avevo già partecipato a molti videoclip di Billy Idol a quel tempo – che il giorno dopo ero fuori a pranzo a Manhattan, e mai così tante persone mi avevano approcciato e fermato per strada perché firmassi autografi … Qualcosa come 25 o 30 persone solo quel giorno mi hanno chiesto l’autografo… semplicemente perché quel video era andato in onda il giorno prima su MTV. A quel tempo, la prima trasmissione di un video di Michael Jackson era una cosa enorme”.

Fonte: www.mjjlegacy-officiel.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum