Luca Tommassini Ricordando Michael Jackson

Intervista esclusiva di Irene Romano

Ciao Luca
Tu sei stato uno dei pochi ballerini italiani che ha avuto l’onore e il piacere di ballare con il Re del Pop: Michael Jackson. E’ stato un artista-icona per intere generazioni di ballerini. I suoi passi e le sue coreografie sono entrate nella storia del pop.
Il suo stile è stato in qualche modo d’ispirazione per la tua carriera?


” Per me Michael è stato il massimo.
Quando lavorai con lui ricordo che fui molto timido e tenevo lo sguardo basso; allora lui si avvicinò a me all’orecchio e mi disse: “Ricordati che quando balli devi sempre avere un segreto negli occhi, devi sempre guardare chi hai davanti e aggredirlo con lo sguardo, come se gli volessi dire qualcosa ma non puoi usare la parola.
Michael, Madonna e Prince sono stati il motivo per cui mi sono trasferito a Los Angeles. Michael ha sicuramente ispirato e piantato le radici per tutti noi nel mondo del pop, del videoclip e della coreografia.
Il suo stile è stato il primo DanceStreet portato al grande pubblico.
Lui, come tanti altri, si ispirava al passato: era appassionato di Musical (da Gene Kelly a Bob Fosse) e questa è stata per me una grande scuola; una grande scuola di pensiero che mi ha aiutato a strutturarmi. Mi ha aiutato a crescere, a capire come costruire una performance.
Si può e si deve sempre attingere anche dal passato. Noi, in fondo, continuiamo a scrivere un libro che è già stato iniziato da altri! “

E’ noto che tu hai lavorato con Madonna per molto tempo.
Ma hai partecipato e ballato anche nel video “Blood on the dance floor” di Michael Jackson. Come è stata quell’esperienza artistica?


” Ricordo quell’esperienza con molto piacere; non solo perchè ho potuto ballare con il Re del pop, ma anche perchè fu lui a chiamarmi. Mi aveva visto ballare con Madonna e mi dedicò molto spazio nel video. Mi voleva sempre vicino a lui. Diventammo molto amici e mi invitava continuamente a giocare con lui. Si confidava e mi faceva molta tenerezza.”

Della carriera di Michael, qual è stato il periodo artistico che hai più apprezzato?

” Ma di sicuro il suo repertorio anni ’80 ma anche Ghost e Scream. C’è sempre stato qualcosa di speciale in tutto quello che ha fatto. Io ho sempre amato tutto di lui, anche i suoi difetti. “

Qual è il tuo momento legato a Michael che ricordi maggiormente?

” C’era una cosa che faceva sul set del video: quando giravamo, mentre io ero di spalle, lui mi tirava dietro le caramelle ‘Tic Tac’ che teneva in tasca, e poi si nascondeva. Faceva delle cose veramente buffe e tutte le volte che ci ripenso, non riesco a fare a meno di sorridere. Era fissato con le Tic Tac e ne diventai dipente anch’io! “

Qual è la tua opinione personale sulla vita di Michael?

” Innanzittutto credo che Michael non abbia fatto del male a nessuno. Purtroppo, per mia esperienza personale, devo dire che i grandi artisti sono sempre segnati da passati difficili, che li rendono sensibili e fragili.
Lui è stato distrutto perchè non ha saputo costruire quella corazza di protezione che in questo mondo serve.”

Tu lavori ogni giorno con artisti affermati e anche con artisti emergenti in italia e all’estero. Credi che tra loro ci sia un “eventuale” artista completo come Michael?

” Come lui non c’è e non ci sarà mai nessuno! Ci sono tante persone artisticamente complete e che trovo interessanti, ma lui era veramente un artista speciale. ”

Fonte: www.danzadance.com

Parla il medico di Michael «Ecco il segreto della sua pelle»

di SILVIA BIZIO 6 Luglio 2009

Arnie Klein è il dermatologo che dal 1984 aveva in cura il re del pop. Secondo alcune voci, sarebbe anche il padre biologico dei suoi due figli. “Io l’ho fatto diventare bianco perché era malato” 

LOS ANGELES – “L’architetto del viso”, come lo definisce la sua amica e paziente Jo Champa, il dermatologo più famoso di Hollywood, citato da Elizabeth Taylor, Carrie Fisher e Dolly Parton, è in questi giorni uno dei medici più ricercati del panorama mediatico che circonda la morte di Michael Jackson. Arnold Klein, per gli amici Arnie, uno dei fondatori di AmFar, professore della UCLA, pioniere del botox in America, è stato il primo a diagnosticare la vitiligine di Jacko, di cui è stato il medico curante dal 1984. Da allora è diventato suo grande amico, padrino del primo figlio, Michael Prince, anche se perfino la Cnn lo indica come “il padre biologico” dei due figli avuti con Debbie Rowe che Jackson conobbe proprio nel suo studio di cui era infermiera.

Oggi Arnie Klein se ne sta recluso per sfuggire all’assalto di giornalisti e paparazzi che assediano la sua casa di Hancock Park e il suo studio di Beverly Hills dove nell’ultimo anno Michael Jackson andava anche due volte al mese per una visita medica. Martedì non andrà allo Staples Center. “Non voglio partecipare a una cosa che è diventata una follia collettiva”.

Quando vi siete conosciuti con Jackson?
“Michael è diventato mio paziente nel 1984, e come tutti sanno aveva enormi problemi medici. Aveva la vitiligine. Io sono stato il primo a diagnosticarla e l’ho aiutato nel processo di sbiancamento della pelle, necessario per renderla più omogenea, senza chiazze. Ma dovevo avere a che fare con altri medici, e di molti di loro non mi fidavo affatto”.

Che vuol dire?
“Quando uno come Michael ti racconta che c’era del personale negli altri studi medici che raccoglieva i peli che gli radevano non per buttarli via ma per venderli, sapevi che dovevi proteggerlo”.

Lei sapeva anche quello che i medici gli prescrivevano?
“Prescrivere droghe come Diprivan, o Propofol, che servono per provocare anestesia generale, solo per far dormire qualcuno, è criminale. Ero il suo medico ma sono diventato suo amico proprio perché cercavo di proteggerlo. E con Michael ho alcuni dei ricordi più belli della mia vita”.

Per esempio?
“Mi ricordo una volta a Roma, al Majestic, con Michael che firmava gli asciugamani e poi li buttava dal balcone alla folla sotto per farla felice. O una notte a Parigi a Eurodisney con il figlio di Charlie Chaplin: il parco era chiuso e loro due si rincorrevano, uno con la camminata di Charlie Chaplin, l’altro con il “moonwalk”. Adorava andare a Disneyland, ci sarebbe andato tutti i giorni. Quest’uomo non ha mai avuto un’infanzia, non è mai cresciuto”.

Lei ha detto di non aver mai creduto alle accuse che gli erano state fatte di pedofolia.
“Nemmeno un secondo. Michael amava i bambini. E infatti il primo bambino che lo aveva accusato di molestie ha poi ammesso che era un’invenzione del padre che voleva scrivere una sceneggiatura… Tutti i bambini vogliono dormire a letto con i genitori. Michael glielo faceva fare”.

Lei è il padrino di uno dei suoi figli?
“Non sono il padre, se è questo che vuol sapere”.

No, il padrino…
“Ah, sì e Macauley Culkin è il padrino della bimba. E sono i bambini più carini che io abbia mai conosciuto. Perché Michael li copriva coi veli? Non voleva farli riconoscere, lo faceva per proteggerli, non per altri motivi. Sono bambini educati e intelligenti. Il grande legge già libri scientifici; Paris ha molto talento, potrebbe diventare una grande ballerina. Lo diceva anche Michael”.

Lei aveva approvato la scelta di Jackson di diventare padre?

“Sì perché era la cosa che più desiderava al mondo. Ho appena rivisto Debbie e pur non conoscendo le sue intenzioni l’unica cosa che le ho chiesto è di trattare bene i bambini in futuro”.

Pensa che sia sincera quando dice che ora rivuole i figli?
“Che Debbie prenda i bambini o meno, ha tutti i diritti di partecipare alla loro crescita e educazione”.

C’è qualcosa che non le piace dello spettacolo mediatico di questi giorni?
“Mi irrita sentir parlare personaggi come il reverendo Al Sharpton e Jesse Jackson, tutta gente che prima diceva cose terribili alle sue spalle, tant’è vero che Michael non voleva più vederli. Ora invece stanno tutti intorno al padre Joe, per farsi pubblicità”.

Cosa ricorda del rapporto di Michael con i fratelli che ha escluso dal testamento, per esempio LaToya o Janet?
“Non l’ho mai visto con la sua famiglia. So che parlava molto con Janet, l’amava molto, Janet deve molto a lui, e amava molto la madre. Non posso parlare del suo rapporto con suo padre, perché suo padre lo prendeva sempre in giro, da quando era piccolo. Io dico, se hai un tesoro in famiglia, perché prenderlo in giro? “.

Nell’ultimo anno quando Michael è tornato a trovarla è stato per ragioni mediche?

“Si, come ogni ballerino era straordinariamente magro, al rischio di anoressia. C’erano tante cose che dovevamo fare, anche per la sua faccia. Veniva ogni due settimane e si fermava anche per ore, incontrava Jo Champa, Anjelica Huston, mie clienti e amiche, mangiavano insieme, parlavano. Mi pareva tranquillo”.

Fonte: repubblica.it

Nel “laboratorio” di Michael, intervista con il tecnico del suono Matt Forger

19 Ottobre 2012

Per i suoi 25 anni l’album Bad aggiunge un un concerto dal vivo e una serie di inediti. L’ingegnere del suono Matt Forger ha partecipato alla genesi del disco e alla ricerca delle sue rarità.

Con il suo timbro da serafino fragile, Michael Jackson una volta ha spiegato come le canzoni gli arrivavano: “E’ come stare sotto l’albero, a guardare una foglia cadere e cercare di prenderla. E’ bello così”. Ascoltare la sua voce ondeggiare in “I’m So Blue”, aprire le ali in “Free”, farsi irresistibilmente lamentosa o dura negli inediti della riedizione di Bad conduce allo stesso stato di abbagliamento. Un sogno di cui si dice che la Musa non ha mai abbandonato il “camminatore lunare”, che continua a vivere attraverso le sue canzoni.
Usciti nell’occasione del venticinquesimo anniversario dell’album, questi nuovi titoli sono disponibili in un cofanetto che include una performance adrenalinica, anch’essa inedita, filmata nel 1988 a Wembley. Messi insieme seguendo gli standard dell’album, formano una corona artistica il cui sfarzo dissipa le ombre diffuse per lungo tempo su Bad dal disco fenomenale a cui ha fatto seguito.
Tecnico del suono jacksoniano dalle sessioni di Thriller, Matt Forger ha portato alla luce quei pezzi fino ad ora sconosciuti. I suoi ricordi aprono le porte del “laboratorio”, questa casa-studio dove Jackson ha prodotto gli abbozzi di Bad .

Si dice che Michael, a un certo punto del periodo dopo Thriller, abbia scritto “100 milioni” su un pezzo di carta e lo abbia incollato sullo specchio del suo bagno. L’aneddoto è vero?
Sa, ogni artista il cui album raccoglie un enorme successo vuole che il prossimo faccia ancora meglio. Per rispondere alla sua domanda: sì, è vero, lo ha scritto e lo ha incollato allo specchio del bagno. Lo ha fatto per se stesso, al fine di incoraggiarsi a lavorare meglio e di più, per fare progressi sul piano creativo. L’ironia è che non è l’album Bad che ha venduto 100 milioni di copie, ma in realtà è Thriller che ha ormai superato quella cifra. Stranamente, il numero che aveva scritto è stato superato.

Si ricorda quando Michael ha cominciato a scrivere le canzoni per Bad?
Abbiamo lavorato con Michael su un progetto intitolato Captain Eo, per i parchi Disney. Era un film in 3D in cui la musica era di Michael e in cui recitava. E’ stato quando queste composizioni furono finite che abbiamo iniziato a lavorare sulle canzoni dell’album Bad. Era l’estate del 1985. In primo luogo abbiamo lavorato su “Dirty Diana”, poi “Smooth Criminal”. Poi è stata la volta della canzone “The Way You Make Me Feel”, che era originariamente chiamata “Hot Fever” – ma con il progresso della scrittura dei testi, il gancio e il ritornello della canzone ne sono diventati il titolo. Dovete capire che il progetto Bad iniziò così: ho iniziato a lavorare con Michael e il musicista John Barnes nello studio familiare di Encino nel luglio del 1985, se la memoria non mi inganna. E Quincy Jones non ha cominciato a lavorare negli studi Westlake prima di agosto 1986. Perciò ho lavorato con Michael per un anno intero prima che le registrazioni iniziassero in parallelo ai Westlake Studios. Michael ha passato tutto questo tempo a sviluppare le canzoni, lo stile delle sue produzioni, gli arrangiamenti, i tipi di suoni che voleva. E tutto questo è stato incoraggiato da Quincy Jones.

Può dirci cos’era il “laboratorio”?
Il “laboratorio” era il nome dello studio dove ho lavorato con Michael. Si trovava nella sua proprietà, nel quartiere di Encino a Los Angeles. Per molti anni aveva avuto, sempre là, uno studio di registrazione molto piccolo dove Michael e i suoi fratelli registravano le loro demo. Poco prima che iniziassi con Michael nell’album Bad ha fatto rinnovare questo studio e installare un impianto più moderno, di livello professionale. Così avevamo uno studio di registrazione all’avanguardia. Michael amava sperimentare, voleva creare qualcosa di nuovo che nessuno aveva sentito prima, sia in termini di musica che in termini di suoni utilizzati. Sono stati condotti un gran numero di esperimenti con diverse apparecchiature. Abbiamo lavorato con campionatori, apparecchi di registrazione, varie attrezzature musicali. A quel tempo c’era una nuova macchina, il Synclavier, un sintetizzatore digitale capace di produrre campioni e generare suoni che potevano essere programmati. A volte andavamo in luoghi diversi per registrare i suoni in luoghi con attributi sonori specifici. E a volte utilizzavamo anche oggetti della vita di tutti i giorni come un bidone della spazzatura, una scopa o un pezzo di metallo, dai quali registravamo i suoni prima di manipolarli per renderli originali e innovativi. I suoni creati erano spesso percussioni, piccoli rumori secchi che si ritrovano per esemprio su canzoni come “Bad” e “Speed ??Demon”. Più in generale, una gran parte del nostro lavoro di produzione in laboratorio era dare corpo alle idee di Michael. Quando il nostro lavoro era fatto venivano trasmessi a Quincy Jones e Bruce Swedien ai Westlake Studios, e loro finalizzavano la produzione dell’album.

Com’era quel luogo?
Una piccola casa, che potrebbe essere descritta come una dependance, era situata lontano dall’edificio principale, sul retro della proprietà. E questa casa è stata poi convertita per ospitare lo studio di Michael e l’ufficio dove gestiva i suoi affari. L’edificio era decorato in mattoni, in questo stile molto familiare, confortevole e caratteristico dei parchi Disney. Una grande vetrata si affacciava all’esterno e guardandola si aveva l’impressione di osservare la vetrina di un negozio di giocattoli: sembrava di vedere una scena, un diorama con tante bambole e giocattoli. Una volta dentro l’edificio si entrava nella sala controllo dello studio, e c’erano altre parti destinate ai musicisti e alla registrazione vocale. Accanto alla finestra con le bambole c’era questo spazio che chiamavamo il negozio di caramelle, con un sacco di varietà di dolci in mostra, in modo che i bambini che passavano potevano servirsi

Può descrivere una tipica sessione di registrazione?
Eravamo in genere in due a lavorare in studio: un tecnico del suono e un’altra persona, musicista o programmatore. Bill Bottrell ed io ci alternavamo nella posizione di tecnici del suono. I due musicisti che si occupavano dei sintetizzatori e della programmazione erano John Barnes e Christopher Currell. Quando eravamo in studio e Michael faceva la sua comparsa, buttava là qualcosa del tipo: “Oggi lavoreremo su ‘The Way You Make Me Feel’, su ‘Hot Fever’, e lavoreremo sui suoni della batteria e del basso” . Così quel giorno ci concentravamo su questi suoni specifici. Michael ci annunciava al suo arrivo il programma del giorno, quindi non sapevamo in anticipo quello che avremmo fatto in un dato giorno. Questo faceva parte della sfida – Michael si presentava, ci dava le sue istruzioni e iniziavamo a preparare il materiale ed entusiasmarci sul lavoro della giornata. Lavoravamo sempre duramente, ma al tempo stesso Michael, con il suo grande senso dell’umorismo, ha sempre assicurato che l’atmosfera rimanesse lieve e giocosa.

Quincy Jones ha detto che voleva che Michael proiettasse un’immagine più dura per Bad. Pensa che questo si rifletta nelle canzoni del disco?
Penso che se si ascolta Thriller l’unica canzone che ha un lato più tagliente è “Beat It”. In altri brani, il suono non è così duro, così aggressivo. Penso che Michael volesse plasmare la sua immagine secondo le proprie condizioni. Voleva controllare il livello del suo aspetto e del suo stile, ma anche la sua musica. Molte canzoni dell’album Bad hanno anche un suono più aggressivo, più tagliente. Questa rappresentazione particolare di suoni e strumenti su “Smooth Criminal” e le chitarre rock di “Dirty Diana” lo mostrano con chiarezza. Voleva davvero forgiare la propria identità.

Quindi è stato un orientamento all’inizio del progetto?
Piuttosto che cambiare lo stile che lo aveva fatto conoscere, penso che volesse aggiungere un’altra freccia al suo arco, un’altra dimensione agli stili musicali che aveva già scritto. Perché ha sempre scritto canzoni e ballate assolutamente splendide, come “I Just Can’t Stop Loving You”. Credo che volesse affermare che non era solo in grado di scrivere belle ballate e canzoni dance, ma poteva anche scrivere canzoni con un lato più incisivo.

Possiamo dire che l’album è più rock rispetto ai precedenti?
Credo di sì. C’è una maggiore influenza del rock su molte canzoni.

Michael ha cantato in maniera un po’ diversa su Bad. Ha introdotto nuovi artifici vocali, come ad esempio quei “dah” che punteggiano i versi delle sue canzoni. L’ha sentito lavorare su questi nuovi effetti, che non erano presenti Thriller?
Questo unisce ciò che abbiamo evocato in precedenza: il suo desiderio di ampliare la portata della sua musica e la sua voce, di aggiungerci nuove dimensioni. Quindi ha cominciato a cantare in modo molto crudo, molto roco, molto aggressivo in alcune canzoni. E poi ha introdotto più verbalizzazioni, parole di natura improvvisata che uscivano in modo gutturale o più emotive a seconda del contesto. Era un modo per esprimere liberamente le proprie emozioni. Nella canzone “Man In The Mirror” arriva l’espressione “Shamon” – e spesso la gente si è chiesta il significato di questa espressione. Michael utilizzava questi elementi come vettori per esprimere le sue emozioni, i suoi sentimenti. Alcuni hanno la loro origine nello slang, oppure sono solo espressioni verbali di un sentimento. E quindi sì, ne faceva molto più uso di prima. Era una delle aree in cui si era lanciato per esplorare le caratteristiche della la sua voce.

Michael Jackson e Matt Forger sessioni di Thriller ©Matt Forger

Ha iniziato a lavorare con Michael all’epoca di Thriller. La natura del rapporto tra Michael e Quincy Jones è cambiata durante il periodo Bad?
Quincy incoraggiava Michael ad esercitare un maggiore controllo sulla sua musica, a scrivere delle canzoni, ad affermare il suo carattere sia su un piano personale che musicale. E ci sono stati momenti in cui… Diciamo che durante Thriller l’intesa era più armoniosa. In Bad Michael aveva alcune idee ben chiare sul suo stile, cosa che portava a discussioni durante le quali Michael dichiarava le sue opinioni, perché il successo dell’album Thriller gli aveva dato grande fiducia in se stesso. Voleva acquisire più indipendenza, diventare più forte. E da questo punto di vista dava una risposta a Quincy che lo incoraggiava ad affermarsi a livello individuale e musicale.

La separazione professionale tra Michael e Quincy, che si è concretizzata nell’album successivo, era quindi già in gestazione nel periodo Bad?
Quincy si occupava della musica per il film The Wiz quando incontrò Michael. The Wiz, interpretato da Diana Ross, raccontava la storia del Mago di Oz , ma sotto forma di commedia musicale in un contesto urbano e moderno. Michael recitava in questo film e fu in questa occasione che Quincy lo incontrò. Fecero amicizia e ebbero questa discussione durante la quale Michael gli disse di essere alla ricerca di un produttore per registrare il suo primo album da solista, che doveva uscire a breve. Si intesero benissimo e ritennero che un accordo che vedeva Quincy produrre Michael costituisse una combinazione molto forte di talenti. Ma c’era anche un rapporto d’affari tra Quincy e la Epic, l’etichetta di Michael. E prevedeva che Quincy doveva produrre tre album. E tre album furono prodotti da Quincy: Off The Wall, Thriller e Bad . Quando Bad fu completato, il contratto di Quincy con l’etichetta discografica era scaduto. E penso che Quincy, sapendo che Bad era l’ultima parte di questa serie di tre album, abbia incoraggiato Michael a diventare una forte personalità, in modo che, andando avanti nella sua vita e nella sua carriera, potesse prendere il controllo della propria musica.

Parliamo della nuova riedizione dell’album – il progetto Bad 25. Come l’ha sviluppato l’Estate di Jackson e come ha partecipato lei?
Sono stato contattato sia dall’Estate di Jackson che dalla Sony e mi hanno detto di voler uscire per il venticinquesimo anniversario con qualcosa di speciale che comprendesse tutte le cose che hanno creato la reputazione di Bad . L’album, ovviamente, ma anche il Bad tour, che girò tutto il mondo per un anno e mezzo. Dato che ho lavorato tantissimo con Michael per l’album, hanno contato su di me per verificare le canzoni. Queste canzoni sono state poi esaminate da Sony e dall’Estate e delle canzoni che non sono mai state pubblicate prima sono state selezionate. Alcune erano quasi complete – la registrazione era stata fatta, ma non erano state mixate – mentre altre erano state mixate, ma non erano uscite. Si tratta di canzoni che Michael aveva presentato a Quincy per essere incluse nell’album, ma sono state respinte in favore di titoli che lui stimava più forti. Perciò hanno fatto appello a me perché mixassi in studio alcuni di questi titoli, e perché ne preparassi alcuni altri per apparire sul secondo CD con le canzoni aggiuntive. Una delle cose a cui io, l’Estate e tutti siamo stati estremamente attenti è che la musica venisse presentata in modo esattamente conforme a quello che Michael voleva all’epoca. Per quanto possibile, tutto ciò che abbiamo usato è del periodo Bad . Nulla di più è stato registrato, non c’è stata alcuna manipolazione sulla voce di Michael, nessuna elaborazione del suono che non si rifaccia a quello che era stato fatto in quel momento. Alcuni mix di queste canzoni inedite erano stati realizzati nello studio di Encino, ma dato che su alcuni il mix dell’epoca non era di alta qualità, mi hanno chiesto di mixare di nuovo alcuni di questi brani. Sono stato quindi coinvolto in tutto il progetto, sia come consulente che come tecnico del suono che per il mixaggio. Data la mia presenza a Encino quando queste canzoni sono state registrate, ho una profonda comprensione di come Michael voleva che fossero.

Dal momento che hai passato in rivista queste canzoni, ci puoi dire quante canzoni sono state registrate da Michael in questo periodo, tra il 1985 e il 1987? Alcuni parlano di 62, altri di 66 titoli?
E’ una cifra che si aggira intorno alle 60 – 70 canzoni. Dire che ci sono 60 o 70 titoli non è rappresentativo, però. Perché quando si lavora su una musica, molto spesso inizialmente poteva essere solo un’idea, un semplice groove – forse solo una parte di batteria e basso. Dopo di che, se Michael la trovava notevole, continuava il suo sviluppo e venivano registrati ulteriori strumenti. E poi, infine, Michael aggiungeva la sua voce. Quindi non ci sono 60 canzoni finite, ma 60 canzoni in vari stadi di sviluppo. E’ difficile dare una cifra precisa, ma una grande percentuale, la metà o più, sono solo strumentali e non hanno raggiunto la fase in cui Michael le cantava. Ci sono solo alcune canzoni che hanno raggiunto la fase in cui sono state dotate di tutte le parti vocali. Ed era una delle cose di cui eravamo al corrente. Sapevamo quali erano le canzoni complete a livello di parti vocali, perché senza di esse il brano non può essere presentato al pubblico, in quanto si tratta di una melodia strumentale in cui la voce di Michael è assente. L’idea era quindi di trovare canzoni complete al 100%, esattamente come Michael le aveva volute, o dei brani che avessero raggiunto una fase di completamento di circa il 95%. Così, su una delle canzoni che ho mixato, potete ascoltare Michael dare istruzioni ai musicisti o a chi lo assisteva, il che significa che la sua performance vocale non era definitiva, ma era molto vicino ad esserlo. Abbiamo cercato le canzoni più complete con le prestazioni vocali, in modo che il pubblico possa cogliere meglio quello che Michael voelva presentare.

Come le descriverebbe?
“Price Of Fame” è una di quelle canzoni che evocano il genere di cose che Michael viveva. La difficoltà di essere inseguito dalla gente, dalla stampa e dai paparazzi, cosa che lo infastidiva. “I’m So Blue”, che è un pezzo mid-tempo, esprime una dolce malinconia. Il titolo della canzone potrebbe suggerire che Michael sia infelice, malinconico, ma è un sentimento più passeggero… Come quando un giorno vi sentite molto felici e il giorno dopo più riservati, più silenziosi. E’ cantato splendidamente. “Free” è un’altra canzone assolutamente magnifica in cui Michael parla della mente umana quando cerca di liberarsi. Questo è un titolo che solleva davvero il morale: si può percepire la gioia nella sua voce. Sono sicuro che i fan di Michael Jackson la adoreranno perché si sente Michael in un momento della sua vita in cui era felice e giocoso.

“Song Groove (AKA Abortion Papers)” è una canzone nuova che potrebbe far colare un po’ di inchiostro (nel senso di articoli sull’argomento, ndt). Si potrebbe pensare che Michael, come ex Testimone di Geova, avesse una posizione piuttosto conservatrice nei confronti dell’aborto.
Michael pensava che le questioni importanti dovessero essere dibattute. Come dimostra il suo impegno con “We Are The Wold” per le persone colpite dalla carestia, Michael era molto sensibile alle sofferenze e alle difficoltà incontrate dalle persone. Si tratta di una esplorazione dei sentimenti e delle emozioni che una persona può sperimentare quando affronta la cosa. Tutto quello che posso dire è che Michael sentiva che l’argomento meritasse una seria discussione. E la canzone porta la speranza che possa essere affrontato in questo modo, senza commenti estremi.

Voi sollevate anche il velo sul brano “Al Capone”, che era una prima versione di “Smooth Criminal”. Anche se le parole di “Smooth Criminal” non evocano il proibizionismo, c’è molto riferimento a questo tema nel video musicale della canzone.
Le canzoni di Michael spesso subivano dei cambiamenti di stile durante lo sviluppo. Vi ho parlato di “The Way You Make Me Feel”, che all’inizio si chiamava “Hot Fever”, e di cui le modifiche riguardavano solo il titolo e il testo. Ma a volte una canzone che esplorava un argomento portava Michael a un altro brano il cui tema era simile, ma raffinato e definito con un angolo più particolare. Ed è il caso del brano “Al Capone”. In “Al Capone” Michael parla di qualcosa di molto specifico a proposito di questo personaggio e della sua storia. Per “Smooth Criminal” il soggetto si era evoluto, il personaggio che aveva in mente non era più così preciso, ma tuttavia molto interessante. Come avrete notato e come dimostra il video di “Smooth Criminal”, l’influenza resta malgrado tutto molto simile. Michael amava molto i film e lo stile di questo periodo, l’attore James Cagney che spesso ha interpretato il ruolo del gangster… Michael aveva capito quanto fossero significativi i film che rappresentavano questo periodo.

All’uscita del precedente disco postumo di Michael Jackson (“Michael”, ndr) c’è stata una polemica circa la voce di Michael su tre canzoni. Molti fan hanno fatto il confronto tra la voce presente nei brani e la voce di un imitatore di nome Jason Malachi. E hanno detto che non era Michael che cantava. Qual è la sua opinione su questo?
A quel tempo, prima che l’album Michael uscisse, l’Estate e Sony Music mi hanno chiesto di andare allo studio dove era in corso il lavoro in modo da poter ascoltare e dare il mio parere. E, sulla base delle mie conoscenze e della mia lunga collaborazione con Michael, ho stimato che quella che mi hanno fatto sentire era la sua voce. La registrazione non era di qualità molto buona, aveva avuto un trattamento che altera la purezza delle sue parti vocali. Non era la qualità del suono eccellente che Michael voleva per le canzoni che sono uscite. Ma in realtà secondo me era la voce di Michael.


Lei pensa in modo categorico che sia la sua voce sui brani “Breaking News”, “Keep Your Head Up” e “Monster”?
“Breaking News” è stato il brano su cui mi è stato chiesto di concentrarmi. E quando ho capito il modo in cui la voce era stata presentata, ho saputo che era la voce di Michael, perché l’ho sentita tante volte nel corso degli anni. In studio, mi hanno passato sia il mix del brano prima della sua uscita sia le parti vocali di Michael. Ho avuto modo di ascoltare le due cose, Michael con la musica e Michael senza la musica.

Ne ha discusso con altri collaboratori di Michael, e loro hanno condiviso la sua opinione?
Ho parlato con Bruce Swedien, l’ingegnere del suo che ha registrato gli album di Michael per tanti anni e mi ha detto che anche a suo parere era la voce di Michael.

Lui ha avuto modo di ascoltare le stesse cose che ha ascoltato lei?
Sì. So che ci sono state un sacco di polemiche su questo, ma la mia opinione è che era davvero la voce di Michael.

Michael Jackson, che non sapeva né leggere né scrivere la musica, ha registrato le sue prime idee su dei registratori portatili, cantando a cappella su delle cassette i progetti delle sue canzoni. Come potrebbero essere presentati al pubblico questi documenti?
So poco per quanto riguarda questi documenti. Ricordo che facevamo molto spesso in studio questo stesso tipo di registrazione su un equipaggiamento multitraccia. Spesso Michael aveva in mente un’idea per una canzone e la voleva esprimere. Ricordo in particolare all’epoca di Thriller, dove usava la sua voce e cantava imitando il suono di diversi strumenti, e noi lo registravamo su dei nastri in cui faceva il beatbox per la batteria, cantava imitando il basso, poi le chitarre, gli archi e gli ottoni. Creava l’arrangiamento e il suono della canzone usando solo la sua voce. E registravamo questo molto spesso in studio, in modo che l’idea della canzone potesse essere presentata ad un musicista, perché potesse capire come doveva suonare la sua parte. Per quanto riguarda i nastri di cui parli, io so che lui procedeva così, ma non so cosa se ne potrebbe fare in termini di presentazione al pubblico.

Ha lavorato nel 2004 su The Ultimate Collection, un cofanetto che era una retrospettiva sull’intera carriera di Michael Jackson. Su quanti brani inediti e demo vi eravate concentrati allora?
Mi ricordo di aver passato in rivista oltre un centinaio di nastri – alcuni con la voce di Michael, altri senza. I migliori sono stati scelti per questo progetto che copriva tutta la sua carriera. Volevamo che Michael fosse più coinvolto, ma lui era occupato con altri impegni. Ha esaminato ciò che era stato assemblato e ha dato l’approvazione finale al progetto. So che in futuro altre canzoni usciranno, ma prima che possa succedere dovrà essere fatto un lavoro più importante di ricerca negli archivi.

Michael in studio a Westlake ©MJJ

La canzone di Bad che l’ha più colpita?
Ho lavorato sulla maggior parte delle canzoni dell’album, però la canzone che preferisco non è stata scritta da Michael, ma da Siedah Garrett e Glen Ballard. “Man In The Mirror” per me rappresenta il miglior Michael, le sue emozioni, la persona che era e il modo in cui percepiva il mondo. Michael vedeva il mondo come un luogo che poteva essere molto meglio di quanto lo sia oggi. Michael vedeva le persone che muoiono di fame in Africa, le guerre, i crimini, tutte queste cose terribili. Ne parlavamo e si chiedeva: “Perché le cose devono rimanere in questo modo? La gente non potrebbe comportarsi meglio?” Il mondo potrebbe essere migliore se la gente si facesse un esame di coscienza e si concentrasse sulle cose essenziali. E quale modo migliore per esprimere questo che dire: “Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, guardati allo specchio e fai un cambiamento”? E’ qualcosa di personale e molto potente. Ogni volta che ci penso mi commuove. Questo è esattamente ciò che era Michael. Qualcuno che amava il mondo, l’umanità, l’ambiente – e questo è ciò che mi resta in mente quando ascolto tutte queste canzoni.

Fonte: vibrationsmusic.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum

Steve Barron ricorda la realizzazione del video di “Billie Jean”

di By Liam Allen – 29 Novembre 2010

Ricordo che lui voleva qualcosa quasi di cinematografico, e siccome alcuni addetti dicevano che era davvero un eterno Peter Pan, mi chiesero se potessi realizzare qualcosa di “magico”.

L’anno precedente, avevo avuto l’idea di fare un video Touch con illuminazioni.
L’idea di far illuminare il pavimento in pietra, infatti, deriva proprio da quello.

Il processo è stato piuttosto semplice in realtà, lo invitammo a Los Angeles a girare il video.

Prima di registrare il tutto, Michael ebbe l’idea di voler aggiungere alla scena dei manichini viventi che avrebbero poi danzato dietro di lui. L’idea era grandiosa.

Realizzammo il video prima che uscisse Thriller.
Cinque settimane prima dell’uscita di Billie Jean però, non c’erano fondi per pagare i manichini, il sarto e le danzatrici.
Così l’idea, fu scartata.

Ovviamente, un mese più tardi ottenemmo ugualmente ciò che volevamo, ma per il momento ancora non poteva spingersi così oltre.
E’ stato davvero un peccato, era un ragazzo dolce.

Ovviamente, era molto curioso di tutto, voleva sapere qualsiasi cosa. Non si perdeva nulla.

Poi, all’improvviso… mentre stavo usando la fotocamera che compare anche nel video, Michael iniziò a ballare in un modo così dinamico, è stato mozzafiato.

Sì, sapevo che qualcosa di speciale stava per arrivare sulle scene.

Billie Jean è stato uno dei primi video di un artista di colore, a essere trasmesso su MTV.

Fonte: bbc.co
Traduzione Dangerous boy MJSFansquare forum

Charlie Ray, promoter di “Thriller” e “Bad, e il suo ricordo di MJ

di Charlie Ray 25 Novembre 2009

Ci sono alcuni soggetti sui quali non è saggio essere in disaccordo con l’opinione popolare. Politica, religione e Michael Jackson sono in quella lista di argomenti tabù. Tuttavia ho una certa reputazione per poter correre laddove alcune persone hanno paura di camminare. E mi sento in obbligo di difendere il mio amico Michael.

In conversazioni private con amici dell’industria musicale ho espresso le mie opinioni sui problemi legali di Michael. Alcune persone hanno detto che stavo difendendo un “comportamento inaccettabile”. Non sono d’accordo e faccio presente che non è mai stato condannato. Mantengo e difendo la mia opinione.

Il mio rapporto con Michael è cominciato come un rapporto d’affari. Ho promosso due dei suoi album. “Thriller” è stato l’album più venduto di tutti i tempi per molti anni. Prevedo che continuerà a vendere un numero quasi incredibile di copie per molti anni a venire. Ho promosso sia “Thriller” che “Bad”.

Ho iniziato il nostro rapporto con grande rispetto e ammirazione per il suo talento, il suo saper intrattenere il pubblico, la sua dedizione ai suoi fans e la sua conoscenza innata del mondo dello spettacolo. Il suo giudizio negli affari andava di gran lunga oltre la sua giovane età. Col passare del tempo ho sviluppato un forte affetto per lui, ma anche molta preoccupazione per la sua totale incapacità di riconoscere l’invidia, l’avidità e l’ambizione incontrollata nelle altre persone.

Michael è cresciuto in un mondo fiabesco surreale. Quando aveva solo cinque anni era in tour con i Jackson Five. E’ diventato subito un bambino prodigio. Tutto quello che poteva sognare, ad eccezione di un’infanzia normale, era lì per lui. Era amato e coccolato da tutti intorno a lui. Vedeva centinaia di milioni di fan adoranti che popolavano il suo intero universo. Lui non poteva sbagliare. Non gli poteva succedere nulla di male. Bontà e grazia lo circondavano.

Crescendo, ha applicato le sue competenze negli affari ed è diventato uno dei super ricchi del mondo. Persone più anziane di lui e con più esperienza gli sconsigliavano di pagare 600 milioni di dollari per i diritti di pubblicazione del catalogo musicale dei Beatles (qui mi pare che il numero non torni: se si riferisce al catalogo ATV è costato 47,5 milioni di dollari nel 1985, ndt). Nessuno aveva mai pagato così tanto i diritti per la pubblicazione. Ha seguito il suo istinto ed è andato contro i loro consigli. E si è dimostrata una mossa commerciale molto astuta. Le sua molte decisioni riguardanti la composizione, la produzione, la presentazione e la promozione di “Thriller” erano ugualmente scaltre.

La sua caduta e la sua morte precoce nascono dalla stessa vita fiabesca. Aveva soldi più che sufficienti per comprare tutto quello che poteva immaginare. Non c’era nessuno che avrebbe potuto invidiare. Aveva tutto. Lui era per natura una persona veramente premurosa e compassionevole. Aveva raggiunto il suo incredibile successo senza nuocere a nessuno. Aveva vissuto in un mondo al riparo e isolato dalla gente meschina e rabbiosa.

Le emozioni negative come paura, invidia, avidità, e le ambizioni incontrollate erano concetti a lui estranei. Non era mai stato vettore o vittima di tali pensieri e sentimenti. Comprendeva il significato di questi concetti allo stesso modo in cui la maggior parte delle persone comprende la guerra. Erano cose brutte che accadevano lontano a persone che non conosceva. Esistevano in un mondo a cui non era mai stato esposto.

Ho cercato di spiegargli la cattiveria della gente. Gli ho detto che ci sono due modi per avere l’albero più alto della città. Essere persone che amano farlo, piantando, nutrendo e avendo cura dei propri alberi. O essere persone disadattate, arrabbiate, invidiose, ciecamente ambiziose e amareggiate che abbattono tutti gli alberi degli altri. Mi ha fatto il suo famoso sorriso, ha alzato gli occhi e mi ha detto: “Dovresti avere più fiducia nel nostro prossimo.”

Michael amava la gente. Amava in modo particolare i bambini. Gli piaceva stare con i bambini. Gli forniva un modo indiretto di vivere l’infanzia “normale” che non aveva mai sperimentato. I bambini condividevano un’innocenza che la sua vita da fiaba aveva lasciato intatta dentro di lui. Gli altri adulti avevano perso quell’innocenza. I consigli che gli ho dato hanno dimostrato la mia caduta dalla grazia. Sia io che gli altri che hanno offerto avvertimenti simili siamo stati cinici e incapaci di vedere tutto l’amore e la bellezza che circondava lui e ciascuno di noi.

La prima esposizione di Michael al lato malefico della gente è stata la prima accusa di pedofilia. Nella sua mente era un’aberrazione rara, non era indicativa delle persone in generale. Lui ha adottato la risposta di Cristo, “Perdonali Padre, perché non sanno quello che fanno”. Ha risposto all’avidità dei genitori con amorevole gentilezza. Ha dato loro qualche milione di dollari. Forse avrebbe consentito loro di crescere, essere felici e abbandonare le vie del peccato. Se non altro avrebbe insegnato loro quanto fosse insignificante qualche milione di dollari.

Ho provato a metterlo in guardia che l’accordo extragiudiziale della controversia lo avrebbe segnato come un facile bersaglio per gente simile. Gli ho detto che altri genitori avidi sarebbero stati disposti ad usare i loro figli per estorcere ancora più denaro. Lui non aveva perso la sua fede nell’amore e nella bontà. Il fatto che due poveri genitori mal consigliati avessero ceduto all’avidità non significava che altri si sarebbero comportati nello stesso modo.

Ho evidenziato i lunghi percorsi della carriera consolidata di molti politici. I procedimenti giudiziari vincenti a carico di celebrità hanno portato molti politici senza scrupoli e ciecamente ambiziosi in più alte posizioni di potere. La fame di potere ha spinto persone cattive a fare qualsiasi cosa immaginabile per acquisire potere e abusarne su un numero sempre crescente di persone. Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. I procuratori hanno quasi il potere assoluto.

Ovviamente è accaduto di nuovo. Un altro gruppo di genitori era disposto a rubare l’innocenza del proprio bambino. Un altro procuratore affamato di potere ha brutalmente usato Michael nel tentativo di ottenere un incarico di più alto livello. Le trasmissioni di news internazionali hanno usato la sua disgrazia per aumentare gli indici di ascolto. Si sono uniti nello sforzo di macchiare quello che era rimasto della sua reputazione. Sono diventati disgustosi avvoltoi che banchettavano con la carne sanguinante di una magnifica e graziosa antilope.

Michael ha vinto la battaglia, ma ha perso la sua fede nella fondamentale bontà dell’umanità. Ha lasciato il paese dove era nato. Ha cambiato tutta la sua vita. E’ corso via per evitare l’accusa e il processo successivi. Sapeva che sarebbe successo, se fosse rimasto qui. Questo paese che amava tanto non era più sicuro. Sapeva che sarebbe stato tormentato da una lunga serie di procuratori, ognuno di essi desideroso di essere colui che avrebbe messo quella “minaccia per la società” dietro le sbarre.

Mi aspettavo che i resoconti dei media internazionali sulla sua morte fossero legati all’abuso di medicinali. Era legata, tuttavia io so qual è la vera causa della sua morte. Il mio amico è morto per il cuore spezzato. Non poteva vivere nel mondo vizioso e avido in cui era immerso. L’esposizione all’avidità, all’invidia e alla folle ambizione è arrivata troppo tardi nella sua vita. Non ha mai avuto la possibilità di sviluppare l’immunità che la maggior parte di noi sviluppa in età molto più giovane.

La sua morte ha privato il mondo di un grande talento, una persona veramente gentile e generosa e l’adulto più innocente che io abbia mai conosciuto. Spero che i genitori e i procuratori che ci hanno fatto questo si trovino nella parte peggiore dell’inferno di Dante.

Come commento di chiusura mi sento di dire: “Non chiedere per chi suona la campana. Suona per te”.

Fonte: articlesadv.com
Traduzione 4everMJJ MJSFansquare forum

Intervista a Karen Faye la truccatrice amica di Michael

di Keen Zhang 25 Giugno 2010

Era il Re del Pop. “Thriller”, “Beat it”, “Billie Jean”, “Bad “.
Era il suo capo e il suo amico.

Per anni le mani di Karen Faye avevano delicatamente e sapientemente applicato il trucco sul viso di quello che era senza dubbio il più grande intrattenitore che il mondo avesse mai visto. Lei c’era nei primi anni, mentre diventava la più grande star del mondo. E lei c’era mentre la sua carriera era in declino. L’ha guardato soffrire per problemi di salute e di dipendenza dai medicinali; l’ha guardato languire attraverso accuse penali e bancarotta.

E poi se n’è andato. Ma per un’ultima volta, lei c’era di nuovo, che gli metteva con cautela il trucco sul viso cercando di non piangere.

Sembrava in pace?

“Come poteva sembrare in pace? ” ha risposto la Faye. “Aveva avuto due autopsie – è troppo difficle parlarne”.

Faye si è fermata, ha sorriso ricordando un viaggio in Cina con lui negli anni ’80. C’era il Re del Pop, noto per il suo guanto bianco scintillante e il guardaroba fiammeggiante, che indossava un cappello di bambù e stava in piedi in un bellissimo campo di riso. Era rilassato e in pace, ma non durò a lungo. “Un bufalo d’acqua era in qualche modo riuscito ad avvicinarsi a lui, e Michael urlò e scappò”, ha detto la Faye.

Questo è successo durante il Bad tour. Sono andati a Hong Kong e hanno segretamente visitato i villaggi dello Zhongshan, nella provincia di Guangdong in Cina. La Faye ricordava la bellezza dei borghi e la cordialità della gente.

La Faye ha detto che aveva intenzione di visitare Pechino, ma il maltempo ha impedito loro di andarci. Ha detto che Michael ha sempre voluto andare in Cina.

Ma ora smette di parlare di dolci ricordi e parla degli ultimi giorni di Jackson. La Faye ha ricordato come Michael fosse sbalorditivo mentre preparava i suoi concerti di Londra, ma le cose sono andate male in fretta.

Lei era in attesa che Jackson arrivasse allo Staples Center per le prove quando ha ascoltato la notizia in TV in mensa – il re era morto.

Non è diventato evidente fino alla settimana prima della morte che le condizioni di Jackson potessero essere disastrose. Faye ha detto che l’energico Michael Jackson visto nel documentario “This Is It”, è il frutto della magia del montaggio.

“L’hanno montato in modo che Michael apparisse forte e sano, ma avete notato quanti abiti indossa durante una canzone? Ci sono voluti tre giorni diversi di prove per ottenere il girato di una canzone”, ha detto la Faye.

Le sue condizioni erano così peggiorate che la Faye ha iniziato a dubitare che Jackson avrebbe potuto eseguire fisicamente un intero spettacolo.

Ha elencato diversi motivi per cui Jackson ha accettato di fare gli show di Londra.
“Michael mi disse che voleva che i suoi figli vedessero, di persona, quello che il loro padre ha fatto per una vita”, ha detto.

L’ha anche voluto fare per i suoi fans. Voleva vedere i loro sorrisi, la loro eccitazione – ancora una volta.

La Faye ha detto che il messaggio di Jackson era “Heal the World”, ed era importante per lui. Pensava che avessimo solo quattro anni per correggere le cose sbagliate del mondo, ha detto la Faye.

E infine tra i suoi motivi – aveva bisogno di soldi.

La Faye ha spiegato che Jackson non capiva appieno i contratti legali e raramente li leggeva completamente. Faceva affidamento sui suoi avvocati, ma lei ha messo in dubbio le loro motivazioni, dubitava che lavorassero al meglio per gli interessi di Jackson. Lei ha detto che lo hanno spinto a passare da 10 a 50 spettacoli, un calendario estenuante anche per un giovane.

La Faye ritiene inoltre che ci siano seri dubbi relativi al testamento di Jackson, che è stato firmato il 7 Luglio 2002.

“Ci sono molte cose nel testamento che non hanno senso per me. Esso afferma che è stato firmato a Los Angeles, quando in realtà io ero a New York con Michael in quel momento. E tutti i nomi dei bambini non sono corretti”, ha detto la Faye.

Ma lei ha detto di non poter fare niente a meno che la famiglia di Jackson decida di fare qualcosa. E anche se la famiglia sfidasse il testamento sarebbe una costosa e faticosamente lunga battaglia che coinvolge persone potenti che controllano l’industria musicale.

La Faye nega che Jackson fosse un drogato, ma dice che ha sviluppato una dipendenza da farmaci prescritti e approvati da medici, e li utilizzava per dormire e fuggire da una vita dolorosa.

“Conrad Murray è colui che ha somministrato l’ultima dose letale per Michael; la società e le persone affamate di denaro l’hanno ucciso lentamente per molti anni”, ha detto la Faye.

Ha anche spiegato perché il procuratore non dovrebbe aggiornare l’accusa ad omicidio di secondo grado o ampliare la lista dei sospetti.
“Meno sospetti vengono portati nel caso, più sono le possibilità di una condanna, perciò hanno puntato su Murray e l’hanno accusato di ciò che sapevano potrebbe trasformarsi in un verdetto di colpevolezza” ha detto.

C’è giustizia per Jackson?

“Le ingiustizie sono state commesse. Abbiamo perso il nostro eroe, un genio – il più grande intrattenitore del mondo”, ha detto la Faye .

Cosa può imparare la società da tutto questo?

“Che la gente fa qualsiasi cosa per soldi. “

Fonte: china.org.cn
Traduzione by 4everMJJ MJSFansquare forum

L’amico Macaulay «Con lui sognavi, mai subito abusi»

di Giovanna Grassi 27 giugno 2009

Erano amici e lo sono rimasti sempre, due star che da bambini, con tutti i traumi, gli entusiasmi e le pressioni che questo significava, avevano avuto tanto. Entrambi, poi, negli alti e bassi della carriera e della vita da star, sembravano aver perso tutto, o quasi. «Ma non Michael — puntualizza, essenziale nelle parole, Macaulay Culkin, il bimbo di Mamma ho perso l’aereo, oggi ventottenne — perché la musica e il suo lavoro erano davvero tanto per lui, rappresentavano, come il rapporto con i figli che semplicemente adorava, la sua ancora e i suoi sogni. Era sempre pronto a inventare le parole di un motivo o a creare un passo di danza e aveva tanti interessi e passioni. Una volta acquistò quasi per intero una libreria di cinema e musica per salvare dalla dispersione i libri, ma di queste cose tanti non sapevano, non parlavano. Non ci sentivamo spesso, ma c’eravamo, l’uno per l’altro, ormai da tanti anni. Non ho bisogno di unirmi a chi oggi parla di lui, dopo che sono state scritte e dette tante assurdità, come di un “gigante della musica e di un uomo generoso”. Io ho conosciuto e sempre apprezzato il vero, fragile e forte Michael Jackson». Macaulay difese Michael al famoso processo per presunti (e poi mai verificati) atti illeciti su minorenni. Disse: «Sì, sono stato tante volte a Neverland, ho anche dormito lì, ma non ho mai subito abusi di alcun tipo». Oggi ricorda: «Ho camminato, sognato, giocato, fantasticato con lui e, dopo, mi ha sempre aiutato a riscoprire me stesso, a trovare il piacere delle musica, della recitazione, dello scrivere, senza badare troppo al successo, alla carriera. Provo molta tristezza e solitudine all’idea che se ne sia andato con il cuore spezzato per tante cose anche se restava sempre il grande Michael e mai un “freak”, parola orribile per un uomo pieno di estro come lui, che continuamente si reinventava insieme alla sua musica, in quella che tanti anni fa definiva “una vita storta”.

Lo faceva anche per superare se stesso, per essere tutto ciò che sentiva di essere in tante forme, alla ricerca di una sua idea, di una sua armonia, mai relegate in un ghetto di cui rompeva sempre certe regole. Voleva parlare come un uomo e un bambino ad adulti e ragazzini». Considera Macaulay, che è anche il padrino del primo figlio dell’amico: «Io ho ricominciato ad essere bambino, a volere cose diverse, come scrivere e sognare senza condizionamenti da star, solo da adulto. Lo stesso è accaduto a Michael. In chi vive questo strano e difficile processo c’è come un desiderio di amore, di realizzazione dei propri sogni, di autentico interesse per il mondo infantile. No, non voglio unirmi al coro che solo oggi rilegge la vita e l’arte di Michael. Io ho conosciuto, e ne sono felice, l’uomo e il bambino, quindi il talento vero e la generosità creativa di entrambi».

Fonte: www.corriere.it

Franco Zeffirelli «Michael dolcissimo e soave!»

di Franco Zeffirelli 1 Luglio 2009

IO Michael Jackson l’ho conosciuto bene. Un extraterrestre. Dolcissimo, soave direi. È stato mio ospite quando fece il primo concerto a Roma.
Avvenne allo stadio Flaminio nel 1988. Organizzammo una festa a casa mia assieme a Quincy Jones, il suo produttore. Invitammo Sofia Loren, che venne con il figlio. E c’erano Arbore, Ramazzotti, Bertolucci… Lui fu sensazionale, gentilissimo, beneducato, per nulla arrogante, un angelo. Indossava la sua uniformetta rossa, era anche innamorato. Non portava ancora i segni delle deturpazioni orrende che i chirurghi gli hanno poi lasciato in faccia.
Gli restituii la visita nel 1991, in occasione del matrimonio di Liz, la Taylor, che sposava in abito giallo di Valentino il suo ottavo marito, Larry Fortensky, un oscuro manovale dal quale ha poi divorziato. Ero fra i duecento invitati, compresi i due presidenti Usa Gerald Ford e Ronald Reagan, e Gregory Peck con la moglie, a Neverland, il ranch di Jackson, che aveva offerto la sua sontuosa dimora, con un parco di piante stupende, al ricevimento di nozze. Fu fantastico e dolcissimo anche in quel frangente.

In un’altra occasione dovevo consegnargli un libro che mi aveva chiesto, e lo facevo con piacere capitai da lui in estate. Era molto caldo, mi dissero se potevo attendere perché Michael riposava ancora. In giardino c’era un sacco di biciclettine, macchinette, giocattoli. Amava stare con i bambini, con dei cuccioletti intorno, ma non ha mai usato loro violenza. Sono state le madri tremende di alcuni, assetate di soldi, a montare storie assurde, coartando i ragazzini perché dicessero certe cose contro Jackson. Lui ha sempre solo tentato di ricostruire la propria infanzia.
Ha sofferto molto. Si è fatto sfigurare, si è lasciato andare al meccanismo dello star system, stritolato dalle operazioni, dai farmaci, dai soldi, dai debiti e ancora dai soldi. Ma era un fenomeno vero. Un talento naturale esploso in tutto il mondo. La sua fine tragica non può non averci colpito. Terribili le descrizioni del suo corpo, ridotto alle sole ossa, con nello stomaco unicamente tracce di medicinali. Michael è stato un bambino dolce e insicuro. E un bambino non meritava questo tragico the end.

Fonte: ilmessaggero.it

David Zard «Jackson come Mozart»

26 Giugno 2009

“Jackson come Elvis? Jackson e’ paragonabile solo a Mozart per grandezza. Non ci dimentichiamo che ha venduto legalmente 800 milioni di dischi, che tradotto in realta’ illegale vuole dire tre miliardi”. David Zard, il produttore che ha portato in Italia dal vivo i piu’ grandi artisti della scena mondiale, parla cosi’ all’ADNKRONOS di Michael Jackson, del quale organizzo’ proprio a Roma nel 1988, allo Stadio Flaminio, la prima mondiale del suo primo tour da solista.

“Era il ‘Dangerous Tour’ -ricorda Zard- ed era la prima volta che lui si esibiva su un palco da solista, senza i Jackson Five. La prima data del tour era proprio Roma e arrivano 2.000 giornalisti da tutto il mondo. Michael era una persona squisita, con un entourage fantastico ed efficentissimo. Non ho mai creduto alle accuse di pedofilia, secondo me era tutta una montatura: lui era un bambino, proprio perche’ gli avevano rubato l’infanzia. A Roma volle andare al Bambin Gesu’ e credo che segretamente fece una consistente donazione. Aveva ideali forti. In lui dominava la legge del ‘dare’. Io sono credente -aggiunge Zard- e credo che il mondo sia stato molto crudele con lui e che il Signore lo abbia richiamato a se’ per sottrarlo ad altre sofferenze. Le invidie che ha suscitato con la sua grandezza bastano per sette vite. Ricordiamoci che Jackson ha passato 45 anni su 50 su un palco: gli hanno tolto tutto, non era una persona felice. Col denaro e con la popolarita’ spesso si raggiuge l’infelicita’, non il contrario”.

Quanto alle sue condizioni di salute, Zard sottolinea: “Tutto nella sua vita era stato strumentalizzato. Aveva una grave malattia della pelle, una specie di forma acuta di psoriasi, E per quanto ne so io, lo schiarimento dipendeva dalla malattia. Non credo che abbia mai avuto la voglia di essere bianco. Tutti i suoi amici e collaboratori erano neri. Credo che l’unico intervento che si sia fatto e’ quello al naso. Il resto e’ tragedia sceneggiata dai media”, conclude Zard.

Fonte: www.adnkronos.com

«Quando Michael ci fece visitare Neverland, fu come se fosse nostra»

di Mallika Chopra 26 Giugno 2009

E’ con il cuore triste che oggi scrivo questo blog. Mio fratello Ghotam e mio padre Deepak hanno scritto belli articolo per ricordare il nostro amico Michael Jackson. Ero indecisa se scrivere o meno qualcosa, alla fine ho deciso di scrivere, per il mio processo di guarigione .

Io e mio fratello abbiamo avuto un’infanzia magica e in gran parte lo dobbiamo a Michael. Per noi, quando Michael ci ha fatto visitare Neverland, è stata come se fosse nostra – dai film ai videogiochi, alle corse nelle macchine , ai giochi con gli scimpazè, a mangiare biscotti e cioccolata. Abbiamo potuto accompagnare i nostri cugini e i nostri amici in quel luogo fantastico e di puro divertimento .
Mangiare con Michael in quei giorni – quasi 20 annifa- era sempre un’esperienza. Avrebbe iniziato a canticchiare una melodia per poi scusarsi. Quando tornava aveva un sorriso gioioso, spiegava come la musica gli era arrivata e che aveva dovuto registrare per salvare ciò che era arrivato, diceva sempre che veniva (la musica) da un altro posto. In ogni momento trascorso con Michael mi sarei sentita totalmente in soggezione e totalmente a mio agio allo stesso tempo.

Il mio rapporto con Michael era diverso da quello che aveva con mio padre e con i miei fratelli. Io e Michael abbiamo condiviso un amore assoluto per i bambini e il suo cuore piangeva per il dolore dei bambini di tutto il mondo.
Un giorno, chicchierando con lui della sua imminente esibizione al Super Bowl, Michael stava pensando come utilizzare l’esposizione in tutto il mondo per sostenere una buona causa ed è nata la Heal The World Fundation. Il mio primo compito, dopo aver preso il diploma al collage , era quello di avviare la fondazione con un piccolo team. Ero così orgogliosa del lavoro che era stato svolto in così poco tempo, solo che le nostre buone intenzioni furono fermate quando Michael fu accusato per la prima volta di pedofilia.
La mia famiglia ha sempre avuto la convizione che Michael fosse innocente, in entrambi i casi – coloro che erano vicini a Michael avrebbero potuto ammettere che era stravagante e a volte avere una brutta impressione. Ma che Michael potesse molestare un bambino era impensabile.

Negli ultimi 10 anni il mio rapporto con Michael è stato incentrato sui figli (siamo rimasti in cottato attraverso la mia amica, Grace, che ha lavorato come tata per molti anni). E’ stato incredibile testimoniare quanto Michael fosse innamorato dei suoi figli. Gli cambiava i pannolini per tutta la notte , cantava e suonava per loro, li cullava per farli dormire, si cambiava i vestiti quando gli rigurgitavano addosso – la stessa routine di tutti i genitori che sanno e amano .
Nelle poche volte che abbiamo parlato lui rifletteva sempre sul miracolo dell’essere genitore. Il modo in cui li ha protetti riflette la sua infanzai perduta e la sua paranoia di essere sfruttato. Prince , Paris e Balnket sono tre bellissimi bambini. Ora che Michael non c’è più, prego affinchè possano trovare la pace e affinchè il loro cuore possa essere protetto dal dolore straziante che il loro papà ha dovuto affrontare.

Scrivo questo blog a Londra , dopo aver avuto un incotro surreale con un tipo di persona nei cui confronti Michael è sempre stato diffidente. Mi risparmio i dettagli, ma in quelle poche ore ho sentito che i miei figli erano in una situazione di vulnerabilità e ho capito perchè Michael fosse diventato così paranoico nella sua vita. E’ così triste che un’anima fiduciosa sia dovuta diventare così diffidente. Perchè veramente è stata un’anima amorevole e fiduciosa.

Qui a Londra , come in gran parte del mondo , ogni canale televisivo ha reso omaggio a Michael Jackson. Ho gaurdato alcuni video con le mie bambine (5 e 7 anni) e ho scoperto che avevo tanto da spiegare a loro. Perchè ha la pelle bianca (aveva una malattia della pelle)? Perchè ha un aspetto così diverso da quando era ragazzino (un’affascinante discussione sulla chirurgia plastica)? Perchè ha un aspetto così strano? Che cosa succederà a Price, Paris e Balnket? Ho pazientemente risposto alle loro domande, come una mamma che ha bisogno di aiutare i suoi figli a capire un mondo che li confonde. La realtà è che la vita e la storia di Michael mostra dolorose domande su come vediamo il mondo e su come trattiamo gli altri.

Così, mentre stavamo guardando i video, andò in onda il video di Hael The World. E finalmente le mie lacrime scorrevano liberamnete, dopo averle trattenute per tutta la mattina, mentre le mie figlie mi stavano accanto. Ascoltando quella canzone, in cui Michael ha cantato di guarire il mondo…

Michael aveva veramente il dono di guarire – la sua musica e la sua anima dolce ha toccato milioni di persone – e spero che venga ricordato per questo .

Fonte: intent.com
Traduzione di Trilly-88 MJSFansquare forum